San Marino. CSdL: “Contratti scaduti, le associazioni di categoria non hanno giustificazioni per giocare al ribasso”

La CSdL condivide l’intervento in sintesi del Segretario CSdL Enzo Merlini, nel dibattito insieme a Maurizio Landini

Molto significativo, scrive la CSdL, è stato anche l’intervento del Segretario Generale CSdL Enzo Merlini al dibattito nella storica giornata che ha visto ospite a San Marino il leader della CGIL Maurizio Landini.

Una delle prime domande sottoposte dalla giornalista di San Marino RTV Sara Bucci, verteva sulla situazione occupazionale nella RSM. “Noi siamo arrivati ad un livello di disoccupazione sotto il 3%, una percentuale molto bassa che non si ricordava dai tempi della ‘San Marino da bere’. Vi è però incertezza su quanto succederà in autunno. Rispetto alla qualità del lavoro, noi non abbiamo quella miriade di rapporti lavorativi che esiste in Italia. Abbiamo il contratto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato. La quasi piena occupazione conferma che non serve una riforma del mercato del lavoro, se non per l’inserimento dei disabili e per migliorare l’occupazione stabile delle donne.”

Rispetto all’aumento della povertà anche a San Marino, ha sottolineato Enzo Merlini: “Lo strumento che è stato messo in campo è il reddito minimo familiare, ma ha dei parametri talmente stringenti che non aiuta tutte le persone o famiglie che ne avrebbero necessità. A San Marino non è ancora stato istitutito l’ICEE, che in Italia (ISEE) è il parametro di riferimento con il quale vengono attuate una serie di politiche sociali. Ci sono delle resistenze perché non saremmo in grado di misurare esattamente il patrimonio dei cittadini residenti, in quanto i diversi beni sono sparpagliati un po’ dappertutto. Mentre i soldi sono maggiormente tracciabili, anche per effetto degli accordi per lo scambio d’informazioni, non è possibile tracciare tutti gli immobili. Resta il fatto che non attivando l’ICEE il nostro straordinario welfare, che negli ultimi tempi ha mostrato qualche crepa, offre le medesime prestazioni sociali a tutti.

Il modello potrebbe anche non essere cambiato, ma perché sia sostenibile occorre che tutti paghino le tasse. Il problema della giustizia fiscale ce l’abbiamo a San Marino come in Italia. Non ce l’abbiamo ancora fatta a ‘sfondare’ con la richiesta di fare i controlli in maniera efficace, cosa che richiede personale preparato, e sosteniamo la nostra proposta di tassa patrimoniale sui beni mobili ed immobili oltre una determinata soglia. Pare che questa proposta non sia condivisa da nessuno, ma non ne sono arrivate altre più concrete su come attuare la giustizia fiscale e recuperare quello che ci hanno portato via con le varie ruberie accertate dalle sentenze e dalle Commissioni d’inchiesta. Ci sembra una buona idea: per mantenere questo livello di welfare e non fare altro debito c’è bisogno di entrate straordinarie. Ma se c’è qualcuno che ha un’idea migliore, si faccia pure avanti.”

Inevitabile il riferimento al problema del caro vita, poiché la spesa a San Marino costa di più. “L’aumento dei prezzi in Repubblica, che sono mediamente più alti del circondario, è una tendenza in atto da anni e riguarda in particolare i prodotti alimentari. È una situazione che denunciamo continuamente, e sulla quale non c’è giustificazione. Le parti in causa contestano i dati pubblici, addirittura anche Segretari di Stato hanno messo in discussione la veridicità dei dati dell’Ufficio di Statistica, il quale assicura che usa gli stessi parametri dell’ISTAT. Quest’anno il dato generale pare essere in controtendenza, in quanto gli aumenti delle bollette a San Marino hanno avuto una dinamica differente rispetto all’Italia, con rincari meno significativi per famiglie ed imprese. Il Segretario competente ha assicurato che i contratti di fornitura dell’energia sono stati sottoscritti per sei anni, per cui si presume che la dinamica dei costi sia sotto controllo.”

Il dibattito si è poi concentrato sulla situazione contrattuale. “Anche a San Marino, come in Italia – ha evidenziato Enzo Merlini – abbiamo una serie di contratti non rinnovati da molto tempo. Sono stati sottoscritti quelli dell’industria e dell’artigianato, che coprono quasi il 50% dei lavoratori dipendenti. Nel settore privato, quelli da rinnovare sono in gran parte i contratti più poveri che abbiamo nel nostro sistema economico. Le trattative in corso da alcuni mesi non stanno dando risultati soddisfacenti. Alcune associazioni di categoria hanno detto chiaramente che alla copertura degli stipendi dell’inflazione, che deriva prevalentemente da fattori non controllabili, deve pensarci lo Stato. È evidente che le imprese non possono farsene carico integralmente, ma occorre che facciano la loro parte, visti anche i minori rincari dell’energia, per poi stabilire come deve intervenire lo Stato con politiche pubbliche, oltre a rinnovare il contratto per i propri dipendenti.”

“La validità erga omnes dei contratti – ha aggiunto Merlini – a San Marino è stata raggiunta fin dal 1961. Nonostante ciò, anche a San Marino il tema del salario minimo esiste: anche per effetto di orari di lavoro più lunghi, alcuni contratti non garantiscono il minimo di 9 euro orari, su cui si sta discutendo in Italia. Però, i contratti li dobbiamo rinnovare! Mi aspetto che il Governo svolga il proprio ruolo, con riferimento a tutti quelli scaduti.”

Un inciso anche sulle riforme necessarie. “La riforma pensionistica e quella tributaria sono indispensabili. La spesa previdenziale sta esplodendo: quindi bisogna intervenire con alcuni aggiustamenti, ma c’è bisogno di una riforma fiscale che garantisca le risorse necessarie per accompagnare quella pensionistica e realizzi l’equità. Temo che i presupposti non saranno quelli che noi sosteniamo.”

Infine, il Segretario CSdL ha ricordato due date molto importanti. “Se il 1 settembre è un giorno memorabile per la CSdL, grazie alla firma dell’accordo con la CGIL, il 31 agosto lo è per le donne sammarinesi e per San Marino. È finalmente stata approvata la legge sulla interruzione volontaria della gravidanza. Ciò è avvenuto a fronte del successo ottenuto con il referendum dello scorso anno, altrimenti non vi era nessuna possibilità che ciò accadesse. Se l’IVG non sarà più reato, bisogna quindi ringraziare chi lo ha promosso. Questo risultato non è stato raggiunto con la medesima intenzione di rispettare la volontà popolare; va dato merito a quei partiti e a quei parlamentari che si sono spesi perché questo succedesse.”

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