San Marino. Legge sull’aborto: il tema dei consultori al centro del dibattito

L’istituzione e la funzione dei Consultori nella Repubblica di San Marino al centro dei lavori di questa mattina in Commissione consiliare che riparte, dopo la pausa del fine settimana, con l’esame dell’ articolato del progetto di legge Regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza.

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Si riprende il dibattito dagli emendamenti del Pdcs l’articolo 1 bis “Compiti del consultorio rispetto all’Ivg” e, in subordine, l’articolo 1 bis “Istituzione e funzioni del consultorio”, di Rete art. 2 bis “Istituzioni e funzioni del consultorio”, di Rf articolo 1 quater “Istituzione del consultorio”, di Libera l’emendamento articolo 5 ter “Funzioni integrate Uos Centro salute donna”. Infine, Rete, Libera, Rf, Npr e il consigliere del gruppo misto Sandra Giardi condividono un emendamento concordato ( Libera, Rf e Rete ritirano quindi i propri): ed è questo l’emendamento infine approvato dalla Commissione per l’istituzione dei consultori. Vengono ritirati quelli presentati singolarmente da Rete, Libera e Rf, respinti i due emendamenti del Pdcs.

Nel corso del dibattito, Adele Tonnini, di Rete, spiega che nell’emendamento condiviso si definisce l’attività del consultorio “a tutto tondo, non solo per l’aspetto delle informazioni ma anche per il servizio di assistenza psicologica, e per chi affronta l’Ivg, ma anche per chi affronta la gravidanza e il post partum e relativamente alla formazione di una sessualità sicura e alla prevenzione di gravidanze indesiderate”.

Per Gaetano Troina, Dml, è “contradditorio prevedere che l’accesso al consultorio sia facoltativo e poi, come specificato alla lettera d), consentire l’accesso per la contraccezione di emergenza a minorenni di qualunque età, senza autorizzazione di genitori e ricetta medica”.

Per Guerrino Zanotti, Libera, è invece importante che l’accesso al Consultorio, gestito dall’Iss, sia facoltativo perché diversamente si sminuirebbe la donna stessa che richiede l’Ivg.

Diversamente, “si pensa sempre che la donna che rimane incinta e decida di interrompere la gravidanza sia nel pieno delle sua facoltà- ribatte Francesca Civerchia, Pdcs– di solito è così, ma ci sono dei casi come quelli di donne violentate, o di ragazze fragili, con situazioni familiari conflittuali- in cui non è sempre lineare il contesto in cui si vive la gravidanza”. Quindi, “il passaggio interno al consultorio deve essere fatto per tutti- conclude- proprio perchè c’è una fascia di persone più fragili che forse rischierebbero di mettere in atto l’Ivg in stato di trauma o di debolezza psichica, per poi pentirsene dopo”.

Giancarlo Venturini, Pdcs, ribadisce che per una scelta consapevole il passaggio in consultorio è importante, di qui l’obbligatorietà.

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