San Marino. Libera contesta il governo: “Continua a non ascoltare i cittadini che hanno scioperato contro le sue scelte”

“Libera vuole esprimere tutto il suo rammarico per un governo che continua a non ascoltare né l’opposizione ma soprattutto la piazza che ha scioperato contro le scelte dell’esecutivo, sempre più distaccato dalla realtà”.

Inizia così il comunicato di Libera, che sottolinea che “i temi sostenuti dai sindacati sono la priorità anche per i cittadini: caro bollette, equità, sanità, debito”.

Sulle pensioni, invece, Libera afferma di aver “proposto anche in ultima istanza, per esempio, l’aumento dell’abbattimento del disincentivo per le madri con figli, ma il governo, spaccato anche su questo tema, non ha accolto l’emendamento che veniva chiesto a gran voce proprio dalla cittadinanza che ha scioperato; rimaniamo perciò con l’approvazione di una serie di interventi sulla previdenza che disincentivano le persone ad andare in pensione anzitempo perché i fondi non reggerebbero in caso contrario e utilizza il fondo pensioni, dimezzandolo di fatto, per quasi 200 milioni in 10 anni”.

E ancora: “Non si guarda quindi alle future generazioni e alla salvaguardia delle risorse dei lavoratori ma solo all’esigenza di ‘aver portato a casa qualcosa’. Saremo vigili inoltre sulla gestione dei fondi pensioni: vogliamo che siano garantiti oltre che investiti adeguatamente. Il quadro, quindi, vede una prospettiva davvero miope se consideriamo che il governo continua con le spese folli, consulenze e a far debito senza una reale prospettiva economica. Davvero troppo poco”.

A conclusione di quest’ultimo Consiglio Grande e Generale, Libera dice di trovarsi “costretta a fare un analisi politica particolarmente netta: i rapporti in maggioranza si sono completamente deteriorati, i progetti latitano, gli interventi strutturali non arrivano specialmente quelli di delega Dc, lavoro e Igr, ed è più che mai urgente partire da alcuni progetti strategici per costruire un’alternativa politica a questa maggioranza povera nelle idee, che perde pezzi e che non lavora nell’interesse della comunità ma per il proprio tornaconto politico, partitico”.

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