San Marino: Osla: “La nuova tassa sui risparmi all’estero è un pessimo biglietto da visita per gli investitori”

L’organizzazione sottolinea come “Ridare fiducia al nostro sistema bancario e quindi far si che i risparmiatori sammarinesi, investano anche nel loro paese, non può e non deve passare attraverso un’imposizione di carattere tributario”.

In una nota, Osla  ricorda come “lo aveva da subito preannunciato e denunciato: il Decreto 142 del 2020, “Dichiarazione delle attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero e delle quote societarie ovunque detenute”, era il viatico per una patrimoniale permanente”.

Precisando come “il Segretario di Stato Gatti all’epoca aveva assicurato che ci stavamo sbagliando ma oggi, il Governo, nella Finanziaria in discussione in Consiglio, ha proposto l’introduzione di un’imposta sui patrimoni finanziari detenuti all’estero, chiamata IRAFE”.

“La nostra Associazione – Aggiunge Osla – ribadisce la propria ferma contrarietà all’introduzione di imposte sui patrimoni e lo è ancora di più in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo dovuta all’emergenza Covid-19. Il tentativo di introdurre una patrimoniale permanente era stato paventato anche dal Governo precedente e, anche allora, Osla aveva evidenziato con forza il proprio disappunto.

Oltre a ciò, tassare i patrimoni detenuti all’estero legittimamente (dunque dichiarati) è un pessimo biglietto da visita per i potenziali investitori e significa allontanarli. È l’esatto contrario di quello che San Marino dovrebbe fare in questo momento, ovvero attirare nuovi capitali e nuovi imprenditori per lo sviluppo economico del Paese”.

L’Organizzazione evidenzia come: “Tenendo anche conto che si tratta di somme su cui il contribuente ha già pagato le imposte all’origine, diventa una e vera patrimoniale questa volta permanente e non straordinaria come avvenne qualche anno fa.

E purtroppo a poco importa prevedere una aliquota relativamente bassa (dipende poi dalla base imponibile!) e delle esenzioni che peraltro introducono evidenti discriminazioni tra le persone residenti in territorio.

È la tassa in quanto tale ad essere deleteria poiché manda un messaggio alquanto negativo sulla tenuta e l’affidabilità del nostro sistema paese allontanano così potenziali investitori”.

Osla spiega che “Ridare fiducia al nostro sistema bancario e quindi far si che i risparmiatori sammarinesi, investano anche nel loro paese, non può e non deve passare attraverso un’obbligatorietà, un’imposizione di carattere tributario: questo anzi sortisce e sortirà proprio l’effetto contrario.

Occorre rendere appetibile il nostro paese, favorendo così l’insediamento di nuove realtà economiche e gli investimenti necessari. Solo in questo modo si potrà creare reddito, posti di lavoro, entrate erariali che consentano al nostro paese di far fronte al debito contratto che invece viene utilizzato prevalentemente per la spesa corrente.

Con questa imprudente manovra, invece, il nostro sistema Paese verrà considerato non attrattivo, poiché di fatto impone ai suoi residenti scelte di natura finanziaria e patrimoniale, in spregio al principio universalmente riconosciuto nei sistemi evoluti della libera circolazione dei capitali”.

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