San Marino. Reclamo in terza istanza contro il sequestro di 180 mila euro, vicenda in istruttoria

L’Informazione di San Marino

Reclamo in terza istanza contro il sequestro di 180 mila euro

La vicenda, ancora in istruttoria, riguarda una segnalazione in seguito alla voluntary

Antonio Fabbri

La vicenda è ancora in fase istruttoria e riguarda, come già avvenuto in altri casi, una vicenda di riciclaggio che ha innescato la segnalazione per operazione sospetta quando il titolare del conto corrente ha chiesto, nel dicembre 2016, di accedere alla voluntary disclosure italiana, per rimpatriare i capitali detenuti all’estero, nello specifico presso la Cassa di Risparmio di San Marino.

La cifra che Vincenzo Santoro, 66enne originario di Taranto e residente ad Assago, in provincia di Milano, che voleva rimpatriare sul conto della moglie ammonta a 180mila euro. Alla richiesta di voluntary, però, la compliance della banca, riscontrando dichiarazioni discordanti sulla provenienza del denaro e precedenti penali, ha inoltrato la segnalazioni all’Aif, l’agenzia di informazione finanziaria, che a sua volta ha attivato l’autorità giudiziaria ed è scattata l’inchiesta con il sequestro cautelare del denaro. Santoro è finito quindi indagato. Al provvedimento di sequestro preventivo i legali Lara Conti e Stefano Brandina hanno fatto appello. Impugnazione rigettata e ricorso in terza istanza. Ieri l’udienza davanti al giudice Lamberto Emiliani.

La procura fiscale Secondo l’accusa i denari – che arrivarono sul Titano nel 1995, poi trasferiti su un altro conto corrente, poi investiti e dei quali infine è stato chiesto il rimpatrio – sono di provenienza illecita. Il Procuratore del Fisco, Giorgia Ugolini, ha definito “irrilevanti le argomentazioni difensive, generiche e indeterminate. L’occultamento del denaro si è protratto fino al dicembre 2016 – data del sequestro – e fino a quella data va considerato il tempus commissi delicti. L’adesione alla volutary disclosure non fa venire meno i presupposti del sequestro preventivo secondo norme vigenti in questa Repubblica. Sono già diverse le pronunce in merito”. Di qui la richiesta del Procuratore del Fisco di dichiarare “infondato il ricorso per conto di Vincenzo Santoro, confermando l’ordinanza giudice appello e il provvedimento del Commissario della Legge”

La difesa L’avvocato Lara Conti ha affermato che lo scudo fiscale “garantisce anche da eventuali procedimenti penali per autoriciclaggio. Non può essere imputato, quindi, chi ha aderito a eventuali scudi fiscali Anche per questo motivo chiediamo di voler revocare il provvedimento di sequestro delle somme”. Così anche il collega italiano Stefano Brandina del foro di Rimini. “Il sequestro è stato disposto illegittimamente sulla base di una ipotesi di reato errata. L’ultima movimentazione, prima della richiesta di voluntary, è del 2006. Non vi è certo stato lo scopo di ostacolare l’accertamento della provenienza. Probabilmente il titolo di reato più pertinente da contestare era il possesso ingiustificato di valori, non certo il riciclaggio. Manca il presupposto per il sequestro di quei denari. Aggiungo che oggi i miei assistiti sono costretti a vendere il loro immobile essendo venuta meno la possibilità di utilizzare i risparmi di una vita senza giustificato motivo”, ha detto il legale.

Il Giudice Emiliani si è riservato di decidere nel termine di legge di 10 giorni.

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