San Marino. Roberti deposita una Memoria e spara a zero su tutti, coimputati e inquirente

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Affida al suo legale la lettura di un documento e suggerisce pure al governo un “concordato” col tribunale e di cercare i soldi dei politici in Austria e Svizzera

RobeRti deposita una Memoria e spara a zero su tutti, coimputati e inquirente 

Dalla operazione di nuova banca Privata alla nascita di bcs, ai rapporti con Bruscoli, Gatti, Podeschi, Lonfernini e Mularoni… Roberti racconta a distanza la sua versione

E’ una memoria di sei pagine quella che Giuseppe Roberti, tra i principali imputati del processo sulla tangentopoli sammarineseconto Mazzini, affida ai suoi legali, Rossano Fabbri, Francesco Pisciotti e Pier Luigi Autunno. Roberti non era presente ieri al processo, al quale peraltro non ha mai preso parte, ma nel giorno in cui il giudice Gilberto Felici ha previsto la possibilità per gli imputati di rendere dichiarazioni, direttamente o tramite i propri legali, ha chiesto ai suoi avvocati di depositare il documento che il giudice ha invitato a legge in aula. A leggere la memoria di Roberti in aula è l’avvocato Pisciotti. Va detto che gli imputati, nelle dichiarazioni rese, non sono sottoposti a giuramento e possono dire quello che vogliono a propria discolpa. Roberti accusa un po’ tutti, compresi i coimputati e chiude il suo scritto attaccando apertamente anche il Commissario della legge inquirente.  Ecco lo scritto di Roberti letto ieri in aula:
“In riferimento alle dichiarazioni di Fiorenzo Stolfi in data 30 e 31 ottobre 2014: non ho mai ricevuto da Fiorenzo Stolfi i 400.000 euro che lo stesso dichiara di avermi dato in gestione; non sono a conoscenza dei rapporti che legano Fiorenzo Stolfi a Bruscoli ma posso sicuramente affermare che avevano rapporti tra di loro di cui io nella stragrande maggioranza dei casi ne ignoravo i contenuti. Neppure sapevo nulla dell’operazione immobiliare a Miramare, pertanto non corrisponde al vero che lo stesso Stolfi si era rivolto a me per la restituzione di denaro che come ho già suddetto mai mi aveva consegnato.
In verità più volte, nel tempo Stolfi mi disse che Bruscoli non gli restituiva circa 1.300.000 euro che erano parte di soldi da lui spostati da BCS in FIN PROJET, quando la legge non consentiva più libretti al portatore di importo superiore ai 15.000 euro; mi chiese se potevo fare pressioni su Bruscoli, gli risposi che non ero in grado e che lo stesso Bruscoli non mi dava quanto concordato con un regolare contratto fatto a me e a Germano De Biagi (transazione di un 10% BCS). Penso che a seguito della liquidazione di FIN PROJET qui soldi Solfi li abbia persi.
In merito alle dichiarazioni di Stolfi su come si svolgessero le compravendite delle società rilasciate con nulla osta del Congresso di Stato posso serenamente affermare, senza paure di essere smentito quanto segue: io venivo contattato e sono stato contattato solo allorchè si trattava di rerire imprenditori che erano interessati ad acquistare licenze già concesse e pertanto disponibili sul mercato. Ciò mi veniva richiesto in ragione dei miei contatti e delle mie conoscenze. Tengo a precisare che non ero certamente l’unico ad avere tali mandati a vendere; anche altri professionisti od imprenditori, potevano fare le stesse cose e chi trovava la soluzione migliore veniva poi remunerato con una somma percentuale sulla compravendita. Da tali operazioni ho tratto dei guadagni che ho utilizzato per il mio sostentamento quotidiano, fermo che tutto il mio patrimonio immobiliare risale a tempo precedente al mio ingresso lavorativo a San Marino per come si può facilmente ed incontrovertibilmente evincere da una semplice analisi delle visure catastali (già agli atti ed allegate a rivendicazioni difensive). Eppure tutto mi è stato sequestrato a differenza di tanti altri imputati aventi le mie stesso imputazioni che io qui contesto recisamente!
– Per quanto riguarda la licenza della Nuova Banca (Credito Sammarinese), devo precisare che fui coinvolto per la sua collocazione sul mercato da Mularoni Pier Marino, Lonfernini e dallo stesso Stolfi.
– Questi membri di governo si rivolsero a me quando per la licenza della Nuova Banca, che in seguito divenne Credito Sammarinese, sopraggiunse il ritiro del gruppo interessato di cui non ho mai saputo il nome. Mi incaricarono quindi di reperire un nuovo gruppo interessato disposto, acquistare l’istituto e a versare immediatamente (mi pare entro 30 o 60 giorni) un terzo del capitale sociale come da nuove disposizioni dell’Ispettorato per il Credito e le Valute. Tengo a precisare che laddove entro la scadenza prevista non fosse stato versato detto capitale, la delibera diventava nulla. Ciò a riprova del mio intervento solo successivo al rilascio delle licenze come ho già suddetto, altrimenti è di tutta evidenza che avrei avuto già la disponibilità di soggetti interessati.
– Formai un gruppo con Luigi Moretti, Roberto Ragini, Angelo Lanci e un tale Granchi di cui non ricordo il nome. Anche io feci parte del gruppo interessato.
– Venne da me il dott. Renato Cornacchia per farmi presente che anche il dott. Lucio Amati era interessato a partecipare all’iniziativa e che Amati aveva il pieno gradimento del governo. – Lucio Amati entrò con il 60% che poco dopo a causa di contrasti con gli altri soci, diventò il 100% con la liquidazione dei soci medesimi.
– Da questa iniziativa ci fu un ritorno economico che servì a finanziare la DC attraverso Mularoni, Lonfernini ed altri che non ricordo ed anche il PSS tramite Stolfi. Ho qualche difficoltà nel ricordare i particolari anche perché molte decisioni venivano suggerite o gestite su indicazione del dott. Renato Cornacchia. Non ricordo quanto fu speso per retribuire i professionisti che avevano lavorato al progetto.
– In questa operazione ebbi un ritorno economico quale compenso per l’attività professionale svolta ed anche la mia parte di utile derivante dalla vendita delle azioni in mio possesso.
– In ordine alla BCS posso riferire quanto segue:
– La BCS per quanto ho saputo successivamente, in seguito ad accordi fra i partiti, era in quota al PSS e non alla DC.
– Fu Stolfi, diversamente da come da lui sostenuto nelle sue dichiarazioni agli atti, a chiedermi se avevo un gruppo interessato, gli suggerii di parlare con Gianluca Bruscoli che lui già conosceva; fu Stolfi a suggerire il nome di Bollini come presidente  di FIN PROJECT e quindi non corrisponde al vero, come sostenuto da Stolfi – pag. 5428 proc. 306/2010- che fui io a segnalare allo stesso la necessità di cercare il Presidente di FIN PROJECT; di certo visti i loro rapporti, tale circostanza fu concordata da Stolfi e Bruscoli;
Bruscoli individuò la BCL di Lugano che ottenne il parere favorevole dell’Ispettorato credito e valute, però con una nota aggiuntiva il dott. Lo Perfido fece notare al governo il rischio di una ricaduta negativa sul Paese, perché la BCL era di proprietà degli eredi Rovelli (IMI-SIR) in causa con lo Stato Italiano. Sono certo che Gatti e Galassi non ebbero alcun rapporto con me per la costituzione di BCS. A questo punto fui coinvolto nuovamente per trovare una soluzione alternativa. Proposi la finanziaria del gruppo Merloni che era anche proprietaria di Sedici Banca (poi venduta a Cassa di Risparmio di San Marino). Accompagnai l’amministrazione della finanziaria Gian Oddone Merli dal segretario alle finanze Clelio Galassi che espresse un parere favorevole e la Banca iniziò l’attività.
Bruscoli (FIN PROJET) fece consegnare 500 milioni di lire alla DC e 500 milioni di lire nella sede del PSS da Giovanni Sozzo.
Una somma di circa 3 miliardi di lire fu versata, come riferitomi da Bruscoli, a Stolfi con libretti al portatore. Probabilmente il libretto Giulio, che so per certo essere nella disponibilità di Stolfi. Molto probabilmente fu riservato a Stolfi un 3% della BCS, che deteneva attraverso una fiduciaria o un prestanome, quota che lo stesso Stolfi vendette a Bruscoli quando il capitale sociale della banca fu portato da 15 a 25 miliardi di lire. Per il mio lavoro ebbi da Bruscoli il 3% di BCS.
Voglio precisare per correttezza che Gabriele Gatti non mi chiese mai soldi e io no diedi mai soldi a lui. I nostri rapporti nel bene o nel male furono di natura esclusivamente politica.
Questo anche per smentire il Dott. Buriani quando dice che avrei imparato a fare il collettore di tangenti da Gabriele Gatti. Il libretto “Marlena” , citato da Stolfi alla pag. 5430 del proc. Pen. 306/2010, nulla ricordo, non so che percorso abbia avuto, ma di certo io non l’ho dato a Stolfi e lui non mi ha riconsegnato un bel niente, sarà quindi frutto di sue azioni personali con il quale probabilmente ha finanziato sé stesso od il suo partito.
In ordine alle dichiarazioni di Bruscoli Gianluca: Non è assolutamente vero che il sottoscritto abbia gestito o filtrato tutti i rapporti di Bruscoli con la politica; in effetti Bruscoli era perfettamente autonomo ed aveva suoi rapporti politici personali che prescindevano da me. Neppure sono stato il filtro di rapporti d’affari tra Bruscoli e Gatti di cui ignoro esistenza e contenuti. A tal proposito mi limito infatti solo a far notare che io non sono certo quello che ha organizzato i suoi viaggi in Libia con Tito Masi, Stolfi ed altri, che non ero certo io il suo riferimento con Podeschi o la Mularoni ecc.. Del resto quando il segretario di Stato Antonella Mularoni unitamente a Claudio Podeschi decisero la mia estromissione da BCS non ero certamente io presente agli incontri con gli stessi. Con riferimento a BCS non sono stato certamente io, a differenza di come sostenuto da Bruscoli, a nominare tutte le cariche direttive; io proposi solo Malpeli, Pistillo ed il Gen. Cucuzza. Ad esempio il Dir. Gen. Benvenuto ed il responsabile ufficio crediti Paoloni sono entrati su indicazione rispettivamente di Alberani e Bruscoli; del resto io ero titolare solo del 5% delle quote mentre Bruscoli ed Alberani avevano bel l’80%. Il rancore di Bruscoli nei miei confronti è spiegabile fra l’altro dal fatto che fui io a pretendere l’ipoteca sui beni della CASATI s.r.l. società riferibile a Bruscoli che aveva ottenuto dalla banca finanziamenti per svariati milioni di euro dapprima privi di alcuna garanzia. Inoltre il Bruscoli nei miei confronti è inadempiente in relazione alla cessione in suo favore delle mie quote (che non ha integralmente pagato). Addirittura sorprendenti appaiono le dichiarazioni di Bruscoli (pag 762 proc. Pen. 306/10) in base alle quali avrei chiesto io a Bruscoli di finanziare, tramite FIN PROJECT, Stolfi per sue operazioni immobiliari. Ma Fiorenzi Stolfi non aveva già versato a FIN PROJECT mio tramite 400.000 che deteneva proprio in detta società? Che necessità aveva Stolfi di chiedere tramite me denaro a FIN PROJECT che a suo dire già aveva in deposito? E’ evidente che uno o l’altro o meglio entrambi, mal coordinati, mentono.
A Bruscoli poi veniva chiesto in occasione della sua audizione in data 23.12.2014 cosa fosse il libretto Collina e costui riferiva che non ricordava e che erano nomi che dava Roberti quando apriva i libretti (pag. 7624). A tal riguardo evidenzio come il Bruscoli fosse solito operare con libretti al portatore all’epoca del tutto leciti e di certo non gli mancava la fantasia per ideare nomi. L’anagrafica Mazzini, del resto, per quanto ne so, al di là delle successive movimentazioni sui singoli libretti per le quali veniva identificato nominativamente l’esecutore materiale dell’operazione, fu aperta proprio da Canuti su indicazioni di una dipendente di FIN PROJECT (tale Simona) che operava su istruzioni di Bruscoli, a mio avviso unico reale proprietario di FIN PROJECT.
Bruscoli inoltre dice di aver pagato la FINPROJET 800 milioni di lire consegnati alla DC attraverso me, circostanza assolutamente falsa; che la PRADOFJN gli è stata ma me regalata (assurdo e risibile) e che in una terza finanziaria da lui richiesta il suo ruolo sarebbe stato quello di fare il mio prestanome: tutte tali circostanze sono false, tutte bugie nello stile di Bruscoli. Tanto per fare un solo esempio nel suo interrogatorio a Pesaro dice al Commissario Buriani che i suoi rapporti con Stolfi erano conflittuali, FALSO . Attribuisce a Stolfi il fatto di aver preferito Amati per la carica di Ambasciatore di San Marino in Libia e che lui si dovette accontentare del ruolo di consigliere di ambasciata. Sottolineo a riprova della falsità delle affermazioni di Bruscoli che, come facilmente riscontrabile, la nomina di Amati e Bruscoli fu fatta da Gabriele Gatti segretario agli esteri e non da Stolfi. Tengo a precisare infine che non ho mai tenuto la gestione dei libretti al portatore, i possessori dei quali si rapportavano direttamente con la banca di emissione. Non ho mai intascato tangenti; nessun cittadino sammarinese ha perso un euro per mia responsabilità; ho percepito soltanto compensi derivanti dalla mia attività professionale. In tutte queste vicende è forte la percezione di essere stato prescelto come capro espiatorio. Infatti sulla mia persona sono state scaricate responsabilità che non ho mai avuto.
Sul mio ruolo politico a RSM, tralasciando il ruolo da me avuto nel favorire rapporti di massimo livello fra la Repubblica di San Marino con la Repubblica Italiana, vorrei porre l’accento solo su alcuni fatti. A metà degli anni novanta insistevo con i miei amici politici perché si attivassero per realizzare un piano di “ricostruzione” del Paese che definivo delle tre priorità. Sostenevo che l’università organizzasse corsi di alta formazione per inserire nell’economia e nei servizi giovani sammarinesi. Indicavo la realizzazione di una piccola piazza finanziaria. Suggerivo la promozione del paese come sede di convegni e conferenze internazionali. Tutto questo perché ritenevo impossibile che l’economia delle “manifatture” potesse continuare all’infinito. Faccio una considerazione finale sul conto Mazzini. Allo stato dei fatti , il conto Mazzini non è l’inizio di una nuova era, non è la fine di tangentopoli perché a mio avviso i “poteri forti” sono ancora più forti. Se il nuovo governo, se Simone Celli, col quale in passato mi sono confrontato insieme a Emilio Della Balda, vogliono veramente voltare pagina, potrebbero varare concordando con il tribunale, una legge che consentisse agli imprenditori e ai politici di testimoniare quanto a loro noto sulla tangentopoli sammarinese, senza il rischio di ritorsioni personali, sono certo che potrebbero rientrare nelle casse dello stato dai 100 ai 300 milioni di euro in pochissimi mesi. Senza necessità di indebitarsi con l’estero. Se si vuole incassare il denaro delle tangenti è possibile. Basta cercare la collaborazione della Svizzera e dell’Austria. Mi chiedo come sia possibile che Buriani accrediti la posizione di Bruscoli contro di me, dopo averlo accusato di una infinità di reati. E’ incredibile che mi consideri complice di Bruscoli quando lo stesso Bruscoli non ha rispettato contratti firmati con me e con Germano De Biagi sulla cessione della Banca Commerciale e quando dopo avere complottato per la mia cacciata dalla banca non si facessero scrupolo nel non pagare assegni con importi stabiliti nel contratto di cessione delle mie quote, come può essere riscontrato da una verifica su Banca di San Marino, agenzia Domagnano.
Buriani dice che io, insieme ad altri, avrei utilizzato la mia supposta influenza su Banca Centrale per ottenere e vendere licenze. Tutte le licenze bancarie furono rilasciate quando la Banca Centrale non esisteva e la competenza era dell’Ispettorato per il Credito e Valute diretto dal Dott. Lo Perfido, persona a me completamente sconosciuta. Il livore col quale Buriani si rivolge a me nell’ordinanza di arresto di Gabriele Gatti, testimonia l’irrequietezza interiore di Buriani che può mentire al mondo ma non a se stesso. Lui sa bene che quanto da me scritto nell’Esposto depositato in tribunale, è pura verità. E’ inconcepibile che si permetta di ridicolizzare la mia storia politica e personale. Grazie a Dio, lui può anche scrivere le sentenze che vuole, ma non può scrivere la storia.
Una pagina di quella storia dice che Buriani è magistrato a San Marino grazie al sostegno avuto più volte dagli “imputati” Marcucci, Menicucci, Roberti, Stolfi, ecc. con i quali ebbe un rapporto intenso e continuativo. Forse questo può apparire inutile alla mia difesa, ma lo dico perché sono certo che l’ingiusto, eccessivo accanimento soprattutto verso la mia persona, sia frutto del tentativo di minimizzare questa verità”.
Va detto che, nonostante quanto sostenuto da Roberti, il processo Mazzini testimonia che l’inquirente non si sia sottratto alle indagini sui soggetti citati.

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