Esposizione del Rappresentante legale

Esposizione  di Marino Cecchetti nella udienza orale
  Considerazioni integrative della Relazione Illustrativa     del Referendum sulla intestazione delle proprietà immobiliari, esposte al Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme,  dal Rappresentante Legale Marino Cecchetti, nella udienza del 7 luglio 2004, Palazzo Pubblico, Sala del Consiglio
 
Grazie Signor Presidente per l’opportunità che ci è data di esporre direttamente all’Illustre Collegio altre considerazioni in aggiunta e ad integrazione della Relazione.
 
Nella Relazione si è detto dello scopo del Referendum: tentare di riportare, nell’interesse pubblico, un po’ di ordine, di trasparenza ed equità fiscale nel settore immobiliare.
Aggiungiamo qui che la nostra non è una iniziativa estemporanea o isolata. Da anni un gruppo di persone va sostenendo la necessità di mettere mano alle intestazioni delle proprietà immobiliari. Nel 1997 ne ha fatto oggetto di una Istanza d’Arengo. Respinta. Ne fu presentata un’altra nel 2002. Respinta. Entrambe sono state rigettate da parte dei consiglieri della maggioranza pro tempore: rigettate praticamente senza motivazione. Entrambe sono state sostenute dai consiglieri della minoranza pro tempore: con dovizia di argomentazioni storiche, politiche, economiche. I testi dei due dibattiti, in vista di questo referendum, li abbiamo pubblicati per intero su internet.
Significativi, a nostro parere, per ampiezza e articolazione delle argomentazioni, sono stati gli interventi del prof. Cristoforo Buscarini, Direttore dell’Archivio di Stato, autore di numerose pubblicazioni in storia e diritto sammarinese, dell’avv. Antonella Mularoni, ora giudice presso il Consiglio d’Europa, del prof. Fernando Bindi, docente di Storia e Filosofia nella nostra Scuola Superiore nonché esperto di storia sammarinese, presente in Consiglio dal 1964.
Gli interventi sono stati una trentina. Tanti. Perché è tanto l’interesse per la questione. San Marino, pur Stato, ha le dimensioni di una piccola comunità.
Nelle piccole comunità l’attenzione sull’assetto delle proprietà è stato sempre alto, come vigilanza verso l’esterno. A San Marino ci si è adoprati, però, anche all’interno, per impedire la concentrazione. Resistendo, all’occorrenza, anche ai poteri forti, quali la nobiltà e la Chiesa. E con ottimi risultati.
La Chiesa nei luoghi attorno a San Marino è arrivata a possedere oltre il 40% dei beni. A San Marino, nelle sue varie articolazioni, è rimasta sempre al di sotto del 17%. Grazie all’impegno dei governanti. Un esempio di tale impegno. Nel 1701 diviene papa un Albani di Urbino, un quasi sammarinese. Tutti i luoghi del circondario, a cominciare da Urbino, inviano a Roma una delegazione per chiedere esoneri da tributi, somme di danaro, privilegi vari. San Marino – che da poco si era dato un nuovo Appasso – chiede al papa l’autorizzazione a far pagare agli ecclesiastici le tasse alla pari delli secolari, per disincentivare, appunto, gli investimenti degli enti religiosi in territorio.
Recenti studi sui nostri catasti promossi e curati del compianto prof. Sergio Anselmi, hanno messo in evidenza quanto tale attenzione sia stata sempre efficace anche all’interno: rapporto proprietari/abitanti 1:4, il più alto in assoluto. È una prova eccezionale del successo di tanta attenzione.
Ed è durata, tale attenzione, fino a qualche decennio fa.
 
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Come si è detto nella relazione, fino a qualche decennio fa, di regola, potevano acquistare beni immobili in Repubblica solo i cittadini o i residenti, ed il proprietario figurava a catasto con nome e cognome. Poi si è cominciato a intestare anche alle società. Intestando un bene immobile ad una società si aggira il vincolo della cittadinanza o della residenza del proprietario. Siccome ormai non sussiste più alcun filtro nella costituzione e nella compravendita di società, oggi, di fatto, chiunque può arrivare a disporre di una società e attraverso di essa acquisire beni immobili in Repubblica. Il fenomeno si è aggravato con l’estensione al settore immobiliare dell’anonimato societario. Ed è letteralmente esploso verso la metà degli anni Novanta per il trasferimento nel settore immobiliare di capitali primi dediti al traffico internazionale di merci.  Oggi si stima che oltre 50% di quanto si costruisce non sia registrato a catasto a persone fisiche.
In parallelo è diventata sempre più vistosa la sperequazione fiscale fra chi intesta i suoi beni immobili ad una società e chi continua a figurare a catasto con nome e cognome, come precisato nella Relazione. Aggiungiamo che c’è chi può non allibrare a catasto con tutto quel che ne consegue. Il non allibramento è stato per così dire legalizzato nell’ultima finanziaria (18 dicembre 20003 n. 165 e circolare del 2 gennaio 2004) ammettendo l’alternativa di una stupefacente ‘dichiarazione sostitutiva’.
Insomma, nel settore immobiliare, è il caos.
Il  settore immobiliare è divenuto di primaria importanza nell’economia della Repubblica. Il suo degrado  è la prova più vistosa del degrado della qualità della politica in questa Repubblica.
 
Mi occorre un inciso. La nostra sopravvivenza come Stato la dobbiamo certamente al Santo. Ma anche il nostro Santo, come tutti i santi, per fare i miracoli ha avuto bisogno degli uomini. E il miracolo più importante è stato quello di assicurarci sempre ai vertici della comunità, ininterrottamente, uomini di qualità. Ininterrottamente almeno dal 1228, quando il luogo si è aperto all’esterno. Altrimenti, così piccoli, saremmo stati subito travolti dai pericoli sempre incombenti.
Sono stati proprio i pericoli esterni e le difficoltà interne (che pure esse non sono mai mancate), a selezionare lungo i secoli i nostri dirigenti, a temprarli, a forgiarne il carattere, sino a farli della qualità necessaria per governare un San Marino sempre sotto minaccia esterna, un San Marino sempre con scarse risorse.
 
Verso la metà degli anni Settanta a seguito degli accordi italo-sammarinesi sull’IVA, qui comincia a piovere danaro. Governare San Marino diviene facile: paese sicuro dall’esterno, perché ormai presente sulla scena internazionale, e … cassetto pieno. Le punte di eccellenza fra i politici, diventano un ingombro. Un prodotto residuale. Da marginalizzare. Prevale la mediocrità e peggio.
Si sa che, da sempre e in tutti gli Stati, attorno ai poteri pubblici si aggirano cordate politico-affaristiche pronte a sfruttare ogni occasione di tornaconto.
Ebbene qui da noi, dopo gli anni Settanta, quelle cordate hanno trovato le condizioni per crescere più che altrove e assai più che in passato. Fino a determinare le scelte dei politici. Basta pensare allo sfruttamento della sovranità con la cosiddetta industria delle fatture,  industria protetta dai politici con la depenalizzazione di certi reati, come il falso in bilancio (se operato, questo falso in bilancio, per evadere il fisco  di altri Stati).
Le conseguenze sono state il blocco della Guardia di Finanza e la costrizione ad assumere impegni internazionali che ancora pesano sul nostro avvenire.
Ma le cordate politico-affaristiche non si sono arrestate. Stoppate all’esterno, si sono buttate all’interno. Si sono messe a sfruttare la sovranità a presa diretta: costruendo immobili su immobili da vendere a chiunque fosse disposto a pagarli col sovrapprezzo appunto della sovranità pur di mettere piede a San Marino.
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Come tentare di arginare questa degenerazione della politica dovuta alla crisi dei partiti.
Rispetto ad altri Stati, a San Marino l’alveo dei partiti è, istituzionalmente, meno definito, ed essi  possono straripare più facilmente che altrove, mancando qui, appunto,  degli argini istituzionali. A salvaguardia del sistema democratico, qui, per converso, è stata data molta importanza, un’importanza via via crescente,  all’istituto del referendum.
Noi abbiamo maturato nell’Istituto referendario  una grande fiducia.
All’inizio del Novecento, Pietro Franciosi, riuscì a portare San Marino alla democrazia rappresentativa, non sulla base dei principi delle rivoluzioni borghesi, ma con una revolutio, come ebbe a dire Bobbio, cioè con un ritorno alla democrazia del comune. Lo stesso Franciosi già allora aveva sostenuto che detta revolutio si sarebbe dovuta completare con l’introduzione del referendum alla maniera della Svizzera.
Il referendum arriva solo nell’ultimo quarto del Novecento a San Marino.
Però in forma alta. Molto alta.
Scrive il prof. Astuti nel 1972: il referendum costituisce in un piccolo Stato come San Marino, una efficace forma di partecipazione diretta del popolo, idonea a contrastare eventuali tendenze conservatrici o innovatrici del Consiglio Grande e Generale non rispondenti alle genuine aspirazioni dei cittadini.
Per evitare impedimenti pretestuosi, nel 1994, si stabilisce per legge che dal giudizio di ammissibilità del referendum è esclusa ogni valutazione che attenga al complesso normativo risultante a seguito dell’eventuale accoglimento della proposta referendaria. L’importanza di questa norma ed il suo enorme valore nel nostro ordinamento sono stati  messi in  evidenza con uno specifico richiamo proprio da questo Illustre Collegio, nella sentenza del 14 giugno ultimo  scorso, relativamente ad un altro referendum.
Ma c’è di più.
La nuova, recente, stesura della Carta dei Diritti ha rafforzato ulteriormente l’istituto del referendum. Ce lo dice  il Giudice prof. Guido Guidi. Il prof. Guidi, infatti,  a questo proposito, ha scritto qualche mese fa in un suo libro:  il parlamento ed il corpo elettorale a San Marino ormai vengono a collocarsi su piani sostanzialmente paritari, senza preordinate subordinazioni statuite per scelta costituzionale.
 
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In questo contesto politico e istituzionale, abbiamo avviato l’iter della nostra proposta referendaria. Ovviamente ci siamo mossi, nel concretizzarla, nel pieno rigoroso rispetto formale e sostanziale delle norme scritte vigenti e, in particolare, della legge referendaria (la 101/1994). Almeno questo è stato il nostro intendimento.
Ecco i risultati che    a noi,  ad una prima verifica, paiono acquisiti .
 
Punto 1
La materia, di cui tratta il referendum, non è di quelle escluse indicate sotto la lettera a) dell’art. 3. Infatti non concerne
□      –  la soppressione di organi, organismi e poteri fondamentali
□     – leggi o atti aventi forza di legge con “contenuto specifico” in materia di tasse, imposte e tributi, di bilancio, di amnistia ed indulto
□       – ratifica di convenzioni e trattati internazionali.
 
Punto 2
Il nostro quesito non ha per oggetto
□       – diritti e principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese (di cui alla stessa lettera a) dell’art.3)
□       – limitazioni dell’esercizio del diritto di voto, del diritto al lavoro e della libera circolazione e stabilimento delle persone ed in generale di violazione o limitazione dei diritti dell’uomo (di cui al 2° co. dell’art. 22)
□       – l’introduzione di norme in contrasto con i principi generali dell’ordinamento sammarinese di cui alla Legge 8 luglio 1974 n. 59, cioè la Carta dei Diritti (di cui al 3° comma dell’art. 22).
 
Qui riteniamo opportuno un inciso.
Il 1° comma dell’art. 10 della Carta dei Diritti (Testo coordinato) afferma: La proprietà e l’iniziativa economica privata sono garantite. La legge ne prescrive i limiti a tutela dell’interesse pubblico. Il quesito referendario si limita a proporre una norma regolatrice della sola intestazione delle sole proprietà immobiliari ed allo scopo di meglio tutelare l’interesse pubblico. Una norma alla pari, nel nostro ordinamento, delle tante norme ordinarie che già regolano le proprietà nell’interesse pubblico. E, spesso, assai più cogenti in senso limitativo di quella avanzata con questo referendum.
 
Finito l’inciso, riprendiamo l’elenco dei risultati della nostra verifica.
 Punto 3
La formulazione del quesito a noi pare esatta, chiara ed inequivocabile … al fine di consentire un pieno consapevole e libero esercizio di sovranità come richiesto sotto la lettera b) dell’art. 3.
 Punto 4
Il quesito, a nostro avviso, indica distintamente ed in forma univoca i principi ed i criteri sui quali è chiamato ad esprimersi il corpo elettorale, come richiesto dal 4° comma dell’art. 22.
  Punto 5
Le firme degli elettori sottoscrittori sono state raccolte tra il 24 marzo 2004, giorno di deposito del quesito, e il 18 giugno 2004 giorno della consegna, cioè nello spazio dei 90 giorni regolamentari. E sono in numero superiore al 1,5% del corpo elettorale, di cui al 1° comma dell’art.22. Le firme sono state tutte apposte davanti ad un notaio, che le ha autenticate, e poi sono state controllate e registrate presso l’Ufficio del Registro e consegnate, come risulta da apposito verbale, presso la Segreteria Istituzionale.
 
In conclusione il quesito
non concerne una materia esclusa dalla legge
non ha per oggetto diritti e principi fondamentali dell’ordinamento
è espresso chiaramente
è stato sottoscritto da elettori nel numero, con le modalità e nei termini temporali previsti dalla legge.
 
A noi sembra
□       –   che le condizioni per l’ammissibilità siano soddisfatte
□       –   che la questione sollevata non sia pregiudizievole  dell’istituto del referendum in sé
□      – che la norma che si intende introdurre si prospetti efficace nel difendere l’interesse pubblico come hanno ben argomentato autorevoli esponenti della cultura, del diritto e della politica in specifici interventi nella sede più alta, il Consiglio Grande e Generale.
 
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Infine una precisazione sulla stesura materiale del quesito, per quanto riguarda l’eccezione 2 e l’eccezione 3: oggettivamente prolisse, ridondanti, di lunghezza eccessiva.
 
Sull’eccezione 2.
Sarebbe bastato scrivere: ‘enti morali’. Il fatto è che qui non si sa più cosa intendere per ente morale. Da qualche tempo il Consiglio dei XII è andato riconoscendo enti che di morale hanno ben poco: sono stati creati appositamente per occultare al fisco capitali immobiliari, familiari e non, anche grossi, grossissimi. Siamo davanti a una specie, diciamo così, di trust casarecci.
 
Sull’eccezione 3.
Sarebbe bastato scrivere: ‘beni immobili strumentali’. Il fatto è che qui non si sa più cosa si intende per bene strumentale. A San Marino, nel caso delle aziende, un bene strumentale paga, di monofase, molto, molto meno del consueto 17%. Ebbene qui si è finiti per considerare strumentale anche le vasche da bagno delle ville del padrone dell’azienda. Oltre alla Smart con la scritta aziendale sono diventate strumentali anche le Mercedes ecc., rivendute (dopo due anni) alle persone comuni  per ritornare a lucrare sulla  differenza di monofase.
 
Ringrazio l’Illustre Collegio per l’attenzione e per la comprensione con cui sono state ascoltate queste considerazioni. Sono considerazioni messe assieme non da un addetto ai lavori, ma da un semplice cittadino, costretto dalle circostanze ad assumere un impegno pubblico che, fra l’altro, non gli è nemmeno congeniale.
 
 
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