L’Informazione di San Marino: “Sul nuovo debito pubblico incide il mancato recupero degli attivi di Bns-Cis”

Sul nuovo debito pubblico incide il mancato recupero degli attivi di Bns-Cis. I 53,7 milioni della variazione di bilancio non erano già debito, lo sono diventati perché nessuno, ancora, ha recuperato il recuperabile

ANTONIO FABBRI – I 53,7 milioni di debito pubblico derivante dalla trasformazione delle obbligazioni a scadenza a luglio della Bns-Cis, non erano debito che c’era già. Per la precisione erano, semmai, debito potenziale.

La narrazione parziale ascoltata in Consiglio, tralascia una parte delle legge sulle risoluzioni bancarie, sostenendo, appunto, che quel debito di fatto già c’era e, quindi, non si tratta di un aumento previsto dall’assestamento di bilancio. A ben vedere proprio così non è.

Perché? Perché la legge sulle risoluzioni bancarie prevedeva che quelle obbligazioni sarebbero state coperte e rimborsate con il recupero degli attivi da parte dell’amministrazione straordinaria di Banca Cis prima, dalla Bns a proprietà 100% di Banca Centrale, poi, e dalla Società di gestione degli attivi (Sga) dopo ancora. L’intervento dello Stato per coprire le obbligazioni sarebbe quindi dovuto essere eventuale, sussidiario e, soprattutto residuale. Lo Stato avrebbe cioè dovuto coprire quella eventuale parte dello scoperto obbligazionario che i tre soggetti di cui sopra dovevano recuperare.

Il problema è che né la prima, né la seconda, né adesso la terza, hanno evidentemente recuperato gran che degli attivi, che pure ci sono.

In ogni caso non è dato sapere se e quanto abbiano recuperato. Di certo poco, altrimenti non sarebbe stato necessario l’intervento statale. Mancato recupero che quindi ora ricade sulla collettività tramite altro debito pubblico.

Ecco perché si tratta di nuovo debito e non può essere semplicemente liquidato come debito già esistente, perché se si fossero recuperati gli attivi, lo Stato non lo avrebbe dovuto coprire o, comunque, lo avrebbe dovuto coprire solo in parte.

Nel dibattito sul punto, nel Consiglio di giugno, si è discusso nell’assestamento di bilancio proprio di questa nuova emissione. Le acque però sono state intorpidite, ciascuno pro-domo propria.

L’emendamento del governo aggiuntivo dell’articolo 2-bis “Emissione di Titoli del debito pubblico” prevede l’emissione di titoli decennali all’1% per un ammontare di 53.770.000 euro, riservati in emissione alla Società di Gestione degli Attivi e BNS spa. Il Segretario per le Finanze, Marco Gatti, ha spiegato che l’emendamento, poi approvato, è relativo alla conversione delle attuali obbligazioni Bns garantite dallo Stato.

Il consigliere del Pdcs Stefano Giulianelli ha ricordato i termini del programma di risoluzione di Bns, presentato in Commissione consiliare finanze: “Il debito accertato è pari 206 mln di euro, e la prima scadenza per il rimborso delle obbligazioni Bns è quella del 22 luglio 2022, una scadenza prossima”. Quindi, con la conversione, “l’abbiamo spostata al dicembre del 2032”.

Sul tema, Alessandro Bevitori di Libera, ha messo in dubbio l’utilità della manovra: “Qui si parla di spostare una scadenza, ma non è che abbiamo uno sconto, anzi pagheremo più interessi”.

A sostenere che di fatto era già debito pubblico sono stati sia il consigliere di Rete Giovanni Maria Zonzini, sia il Segretario di Stato alle Finanze Gatti. Zonzini ha ripercorso la vicenda: “Quando Banca Cis è saltata, lo Stato ha garantito il rimborso ai correntisti e a ha emesso delle obbligazioni, garantite ancora dall’ammontare di crediti che BancaCis doveva avere dalla clientela – ha detto – alcuni crediti sono rientrati, ma una parte residuale, e lo Stato avrebbe dovuto tirare fuori lui i soldi a fine obbligazioni. In definitiva già era di fatto del debito pubblico – prosegue – e l’impegno dell’obbligazione assunto dallo Stato indirettamente oggi lo formalizziamo come titoli di debito pubblico, ma all’atto pratico paga sempre la cittadinanza questo dissesto bancario”. Ci sarebbe da chiedersi come mai tre soggetti giuridici – prima l’Amministrazione straordinaria, poi Bns, poi Sga – abbiano recuperato solo una parte “residuale” degli attivi, in tre anni di attività e di sonore spese per remunerare chi ha amministrato. Concetto che, tra l’altro, era stato sostenuto anche dal consigliere Dc Giulianelli in una precedente seduta. Sarebbe bene chiederselo anziché liquidare la faccenda allargando le braccia e sostenendo di fatto: “vabbé, tanto era già debito pubblico”.

Che quelle obbligazioni fossero già debito, lo ha sostenuto d’altra parte anche il Segretario alle finanze Marco Gatti, anche se, va detto, una garanzia è un debito potenziale e vale il ragionamento che se ci fosse stata una concreta operazione di recupero degli attivi quel debito non ci sarebbe stato. “Se debito è, debito sia, ma almeno aiuti ad andare in attivo e Cassa di Risparmio in un anno è andata in attivo’, è un approccio diverso, c’è chi mette la polvere sotto tappeto, noi cerchiamo dei vantaggi e con Cassa lo abbiamo dimostrato, qui è stessa cosa – ha detto Gatti -. Ovvero rendiamo debito le obbligazioni, cercando di crearci sopra un mercato e un valore aggiunto per l’economia finanziaria. Ci auguriamo che, come per Cassa, ci possano poi dire che abbiamo avuto ragione”.

Certo che un ragionamento su come mai non si sia recuperato il possibile con conseguente ricaduta dell’intero sulle spalle della collettività, non sarebbe stato peregrino.

 

Articolo tratto da l’informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 18

 

 

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino

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