Rimini. È la moglie di un mafioso, no al reddito di cittadinanza

La donna ha perso il sostegno economico dopo aver ottenuto 15 mensilità. Ora si trova a processo, ma si difende: «Non volevo commettere una truffa».

In caso di rinvio a giudizio, rischia di incappare in una condanna da un minimo di due ad un massimo di sei anni. La protagonista di questa storia, una donna di 40 anni trapiantata da tempo a Rimini, è accusata di aver percepito indebitamente quindici mensilità del reddito di cittadinanza (per un totale di circa 4mila euro). La sua colpa: aver omesso di dichiarare, al momento della presentazione della domanda necessaria ad ottenere il bonus, che il marito (dal quale nel frattempo ha divorziato) si trova in prigione in un regime di carcere duro. L’uomo, già coinvolto in passato in altri processi, sta infatti scontando una pena per reati di droga commessi nell’ambito di associazioni di tipo mafioso. Circostanza che, stando alla legge, impedisce di richiedere e ottenere il reddito. Per questo motivo la donna si è ritrovata al centro di un’indagine ed è stata denunciata per la violazione commessa (…)

Articolo tratto da Resto del Carlino

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