San Marino. Antimafia, confisca definitiva da 100 mln. C’è di mezzo anche società sammarinese

Imprenditore trapanese attraverso decine di rogiti e triangolazioni tra Titano e Inghilterra aveva tentato di sottrarre i beni ai provvedimenti dell’Autorità

Denaro di Cosa Nostra e operazioni immobiliari attraverso una società sammarinese collegata con una omologa inglese

ANTONIO FABBRI –  Operazioni finalizzate a sottrarre all’Autorità giudiziaria italiana beni di origine illecita nel mirino dell’Direzione investigativa antimafia. Il procedimento di sequestro preventivo, avviato nel 2014, oggi diventa definitivo. La prima sezione della Corte di Cassazione, con sentenza di rigetto, ha infatti posto fine al procedimento di prevenzione avviato dalla Direzione investigativa antimafia otto anni fa a carico dell’imprenditore oggi 81enne Calcedonio Di Giovanni, originario di Monreale (Pa), ma con interessi economici nella provincia di Trapani. Il valore dei beni definitivamente sottratti alla criminalità organizzata è pari a 100 milioni di euro. Tra questi appartamenti, terreni, conti correnti bancari ed aziende tra le quali un importante complesso turistico alberghiero, situato nella Sicilia sud–occidentale, presso il quale, in passato, risultano essere stati ospitati boss mafiosi del calibro del capo mandamento di Mazara del Vallo.

L’imprenditore palermitano, secondo ricorrenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, era portatore di interessi delle cosche mafiose siciliane attraverso artificiosi meccanismi fraudolenti mediante i quali aveva accesso a cospicui finanziamenti pubblici nazionali e comunitari coinvolgendo nei propri progetti individui vicini ad un noto latitante mafioso.

Di Giovanni, viene descritto dall’Antimafia come “imprenditore spregiudicato” entrato in affari anche con mafiosi di Castelvetrano, ad esempio Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro, e in contatto con Pino Mandalari, il commercialista di Totò Riina. La confisca nell’ambito di questa indagine ha riguardato appartamenti, terreni, conti correnti bancari ed aziende, tra cui il noto complesso turistico alberghiero Kartibubbo in provincia di Trapani.

Tra i beni in confisca definitiva anche alcune società con sede in San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali. Del caso ci si è occupati più volte su queste pagine (L’Informazione di San Marino del 29 e 31 ottobre 2014 e del 6 ottobre 2016) proprio per i risvolti della vicenda legati a San Marino ricostruendo il quadro della società sammarinese attraverso la quale vennero effettuate decine di rogiti per sottrarre gli immobili ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria italiana. Nel giugno del 2014, Di Giovanni aveva infatti costituito in Inghilterra la società Titano real estate limited che si occupava di gestione di villaggi turistici con domicilio fiscale italiano nel villaggio Kartibubbo.

L’amministratore della società inglese, un mazarese, a settembre 2014 aveva aumentato il capitale sociale originariamente di soli 100 euro a 11 milioni di euro. Soldi versati dal socio della Ltd inglese, la sammarinese Compagnia immobiliare del Titano srl. I soldi riguardavano il ramo di azienda costituito da un centinaio di immobili nel villaggio turistico. Una manovra organizzata da Di Giovanni, ha ricostruito la Dia, per evitare il sequestro e sottrarre ai provvedimenti della autorità giudiziaria i propri denari.

La società sammarinese utilizzata dal Di Giovanni è rimasta vigente fino a luglio del 2015, quando è stata sospesa non tanto per l’imponente indagine dell’antimafia, bensì per la banale motivazione del mancato pagamento dell’affitto.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 23

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