Informazione di San Marino: «Il ritorno ad un “anonimato societario mascherato” spacca la maggioranza»

La legge per “facilitare e semplificare l’avvio di attività economiche” potrebbe rivelarsi il casus belli nel prossimo Consiglio.

ANTONIO FABBRI. Non è chiaro che cosa si stia agitando in maggioranza. Certo è che i rapporti non sono idilliaci, nonostante si ostentino sorrisi, incontri, trasferte, risultati, fervente lavoro.
C’è chi sostiene che si voglia fare fuori Motus Liberi, e di dichiarazioni che mostrano insofferenza in tale senso se ne sono anche sentite pubblicamente da parte, in particolare, di esponenti di Rete e Npr. Poi ci sono i mugugni in camera caritatis pure da parte della Dc.
Vero è che finora Motus ha fatto il muro di gomma: nonostante schiaffoni, commissariamenti, sbeffeggiamenti e bordate ricevuti, anche durante le votazioni in Consiglio o in commissione, resta sempre lì al suo posto. Quello che però potrebbe essere un casus belli già nel prossimo Consiglio, è la legge rubricata “Norme per facilitare e semplificare l’avvio di attività economiche, presentata dal Segretario all’Industria Fabio Righi. Legge che già in commissione è stata motivo di attriti in seno alla stessa maggioranza. Di certo sulla normativa c’è da discutere, perché se da un lato semplifica l’iter di apertura di una società, dall’altro pone pesanti dubbi sulla trasparenza societaria, riportando almeno in parte ad una sorta di anonimato societario “attenuato” o “mascherato”

Se l’espediente della nuova legge che arriva in seconda lettura in Consiglio potrebbe essere in linea con il ritorno al nostalgico “stavamo bene” stile anni ‘90, è altrettanto vero che qualche problema potrebbe essere capace di crearlo. E su questo punto già in commissione il consigliere di Rete Emanuele Santi assieme al capogruppo di Npr Gian Nicola Berti, avevano sollevato le loro perplessità, in particolare relativamente alla norma sul controllo dei soggetti idonei e su quella che ritengono una inadeguatezza delle verifiche sul punto.

Tra l’altro anche in Consiglio erano state rilevate delle divergenze tra la nuova normativa e le conclusioni della Commissione antimafia che, soprattutto in questa fase storico-economica, ha messo in guardia proprio verso il rischio di infiltrazioni nelle compagini societarie.

Se in tali obiezioni l’attenzione era focalizzzata più sulla norma nell’idoneità dei soggetti richiedenti, c’è però anche un’altra norma che può destare perplessità. E’ quella che nella sostanza, andando a modificare la vigente legge sulle società, cambia le norme sulla pubblicità del registro. Si tratta dell’articolo 6 del progetto normativo che prevede come di una società nell’apposito registro debbano essere indicate una serie di informazioni, tra cui il capitale sociale, la sede, l’oggetto sociale e le generalità dei soci con la percentuale posseduta.

Fin qui tutto regolare. Poi al comma 3, parlando del registro delle società lo stesso articolo dice “Il Registro è pubblico e chiunque può prenderne libera visione”. Di seguito c’è però l’inghippo. Lo stesso comma specifica infatti che questa “visione” non è così poi così libera.

Infatti prosegue dicendo: “In deroga a quanto sopra l’accesso al Registro, la visura dei documenti depositati e il rilascio delle certificazioni da parte dell’Ufficio Attività Economiche, con riferimento alle generalità dei soci (…), è riservata ai soci, all’Autorità Giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale, all’Agenzia di Informazione Finanziaria e agli altri soggetti pubblici indicati nel suddetto Decreto Delegato, quando all’atto della domanda di iscrizione ne venga fatta espressa richiesta dagli interessati”.

A cascata stessi limiti alla trasparenza – all’articolo 25 che prevede le norme finali e di raccordo – vengono posti agli atti relativi alle società custoditi dai notai.

In sostanza se all’atto dell’iscrizione i soci chiedono di rimanere riservati, i loro nomi e le loro quote percentuali non potranno essere conosciuti se non dai soggetti indicati. Non potranno ad esempio conoscerli altri professionisti (avvocati o commercialisti) che magari debbano per un qualsiasi motivo effettuare una adeguata verifica, né ad esempio una banca che con quella società abbia a che fare.

A meno che non sia il governo a stabilire diversamente con Decreto delegato, ma con lo stesso decreto potrebbe pure decidere di introdurre ulteriori particolari limitazioni alla consultazione e alla trasparenza degli assetti societari.

Insomma, il timore è di un ritorno ad una sorta “anonimato societario mascherato”, magari anche gradito a qualcuno, ma che farebbe ripiombare il Paese nell’alveo di una certa diffidenza internazionale.

Poi c’è l’aspetto politico. Il nodo di questa normativa è motivo di frizione e attrito in maggioranza, anche se non pare il solo, ma di certo potrebbe essere un pretesto per rompere. Difficile dire che cosa ci sia da aspettarsi, ma d’altra parte intavolare contrasti per poi arrivare, comunque, a digerire il ritorno ad un passato di scarsa trasparenza, potrebbe essere opzione collaudata, soprattutto per una maggioranza, tutta, che è stata capace di introdurre il “terzo tempo giudiziario” inserendo addirittura una scappatoia ad hoc per consentire di provare a chiedere indietro denari sporchi già confiscati poiché frutto di reati accertati in due gradi di giudizio.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino pubblicato integralmente il giorno dopo

 

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