San Marino. Prosegue in Consiglio l’esame dell’articolato della riforma pensioni, ecco cosa è successo stamattina

Il Consiglio Grande e Generale è ripartito questa mattina a Palazzo Pubblico di San Marino dall’esame dei 44 articoli del progetto di legge in seconda lettura  “Riforma del sistema previdenziale”.

Dopo l’incontro avuto nella giornata di ieri tra le delegazioni consiliari e dei sindacati, sono stati depositati, prima dell’avvio dei lavori, 8 emendamenti sottoscritti da 40 consiglieri (della maggioranza e due consiglieri del Gruppo misto).
Ed è proprio la presentazione degli emendamenti da parte della maggioranza, fatta senza richiedere il coinvolgimento dell’opposizione malgrado la disponibilità data, a essere stata stigmatizzata da parte dei consiglieri di Libera e Rf.
Mentre le proposte di emendamento dell’opposizione, in mancanza delle 39 firme necessarie, non è stato possibile presentarle. Lo riporta San Marino News Agency sui lavori consiliari di questa mattina.

In particolare, sugli articoli 2 e 3 del progetto di legge in seconda lettura  “Riforma del sistema previdenziale” si è aperto un partecipato dibattito.
Rispettivamente, l’articolo 2 “Pensionamento anticipato e ritardato di anzianità per madri”, introduce dal 1° gennaio 2023 per le lavoratrici madri una riduzione, progressiva rispetto al numero dei figli, dei disincentivi previsti per i pensionamenti anticipati e l’incremento degli incentivi previsti per l’accesso ritardato alla pensione di anzianità.
L’articolo 3 “Pensionamento anticipato e ritardato di vecchiaia per madri”, invece, introduce le medesime misure relative alla pensione di vecchiaia.

All’articolo 2 è stato presentato un emendamento dei consiglieri di maggioranza, più due consiglieri del Gruppo misto, modificativo dell’articolo 2, comma 7, volto a riconoscere alle madri di figli invalidi e disabili “la diminuzione di un anno della quota per l’accesso alla pensione”. L’emendamento è stato approvato all’unanimità.

Guerrino Zanotti (Libera) è intervenuto in Aula all’articolo 2 per spiegare i contenuti di un emendamento che l’opposizione avrebbe voluto presentare, ma non avendo le 39 firme necessarie per il regolamento e non trovando intesa con la maggioranza, non è riuscita a depositare. L’intento era quello di innalzare la percentuale degli sgravi ai disincentivi per le madri, come auspicato anche dalle forze sindacali: “È vero che ogni intervento che si fa sulla legge può avere dei costi, ma la proposta di un aumento degli sgravi ai disincentivi dell’1% contro lo 0,5% inserito nell’articolo, riteniamo avrebbe portato a costi in più di circa un milione di euro, e forse anche meno – ha spiegato Zanotti – e nella portata di una norma di questo tipo poteva avere degna considerazione in maggioranza, ma così non è stato”.

“Ci spiace non ci sia stata disponibilità e si sia ragionato in termini ragionieristici”, ha proseguito Matteo Ciacci (Libera), che ha citato poi lo slogan-interrogativo riportato in uno dei manifesti presenti in piazza ieri durante lo sciopero generale: “Quanto vale la maternità?”.
Al contrario, “noi riteniamo troppo bassa la riduzione del disincentivo, l’avremmo portata più alta – ha aggiunto -. È un’occasione mancata e ci si disallinea a quello che si annuncia di voler portare avanti nella politica della famiglia”.

Dalla maggioranza, Emanuele Santi (Rete) ha ribattuto che l’impegno di governo e maggioranza sul fronte degli aiuti verso la genitorialità e la famiglia non può essere messo in discussione: “Questo governo ha fatto una legge sulla famiglia proprio nella direzione di incentivare tutto quello che ha detto il consigliere Ciacci. È stato fatto un provvedimento ad hoc, forse siete voi che non avete pensato alle madri nei vostri tre anni di governo”.
Sempre Santi ha anche stimato i costi della proposta avanzata dalla minoranza: “La riforma avrà un incremento di impatto ogni anno di 10 mln di euro e qui parliamo di un intervento che ne avrebbe tolto mezzo milione, un 5% della riforma stessa e come è stato presentato avrebbe portato via 3 mln di euro l’anno. Nel complesso di questa riforma crediamo quanto introdotto sia comunque un segnale positivo per le madri”.

Nicola Renzi (Repubblica futura) ha riconosciuto che l’intervento richiesto sia “costoso”, ma “qui entra in gioco la scelta politica”.
Il consigliere di Repubblica futura ha anche spiegato che, malgrado la disponibilità al confronto data dai gruppi di opposizione sugli emendamenti da sottoporre oggi all’Aula, “questa mattina la maggioranza aveva già ottenuto le sue 40 firme per presentare i propri emendamenti, conseguenti all’incontro avuto con  i sindacati, e poteva tirare avanti da sola”.
In questo modo, “il confronto tra maggioranza e opposizione è stato depotenziato”.

“Facile dire: ‘noi abbiamo proposto e fatto’ – ha fatto Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete), ma la verità che questa è la prima proposta che dà qualcosa di più ed è stata inserita in una riforma che mira a far quadrare i conti, ma si vuole quanto meno introdurre un principio di sostegno alle madri, principio che si va inserire in altri provvedimenti a tutela delle donne e madri. E questo governo lo sta facendo”.

Andrea Zafferani (Repubblica futura) ha chiarito che in sede di Commissione il voto dei commissari di opposizione favorevole all’articolo è stato motivato solo perché “era meglio di niente”.

Quindi Giuseppe Maria Morganti (Libera) si è rammaricato: “Nel momento in cui ci sarebbe stata l’opportunità di intervenire su un tema così importante, avete aperto la strada, ma l’avete anche lasciata a un livello infinitesimale, senza risultato”.

Diversamente, “sostenere la maternità e una serie di attività a sostegno della maternità deve diventare una costante culturale in tutti gli interventi che si fanno – ha mandato a dire Eva Guidi (Libera) -. Se no, è inutile che veniamo qua a stracciarci le vesti perchè non nascono più bambini”.

Per Francesco Mussoni (Partito democratico cristiano sammarinese), i consiglieri di opposizione “speculano un po’”.
Perchè “qui parliamo di sgravi ai disincentivi la valutazione non è contabile come la mettete voi, ma di ordine più politico”.
Così, “se dobbiamo fare interventi, le risorse cerchiamo di destinarle davvero a sostegno della natalità e dei giovani che i figli li devono fare”.

Michela Pelliccioni (Domani-Motus Liberi) ha chiesto di mettere a verbale che i benefici non siano usufruibili per il genitore con procedimenti in corso o con sentenze che attribuiscano la mancata assistenza e il non accudimento ai propri figli.

Per Adele Tonnini (Rete), è obiettivamente “difficile non riconoscere sensibilità verso le madri da parte del governo e della maggioranza”,  a seguito degli interventi fatti, a partire dal progetto di legge sulla famiglia e sulle ragazze madri.

“Vorremmo tutti chiedere un aumento dello sgravio per il disincentivo alle madri”, ha tirato le fila del discorso Mirco Dolcini (Domani-Motus Liberi).
Ma di fatto “questa misura non è un aiuto in sé a recuperare la natalità, mentre altri incentivi, in altri progetti di legge sono stati fatti per questa precisa finalità”.

Alle osservazioni sull’articolo 2, ha replicato infine il segretario di Stato per la Sanità, Roberto Ciavatta: “Non dubito che ieri in piazza ci fosse un cartello che si chiedeva se la maternità valesse solo lo 0,5%, ma oggi cosa vale la natalità? Zero”.
E ancora: “Non è che si fanno politiche sulla natalità in una riforma sulle pensioni, ma si voleva dare un segnale perché oggi una madre che abbia 1, 2, 3 o 5 figli va in pensione con gli stessi disincentivi dell’uomo di pari età”.
Quindi, “è l’introduzione di un principio che potrà servire in normative dedicate al sostegno sulla natalità”.

Nel dibattito all’articolo successivo, relativo a incentivi e disincentivi per le lavoratrici madri nella pensione di anzianità, Guerrino Zanotti (Libera) ha anticipato che le stesse valutazioni fatte sull’articolo 2 valgono anche per l’articolo 3.
E di fatto è proseguito il botta e risposta tra consiglieri di maggioranza e minoranza rispetto alle attenzioni rivolte alle politiche a favore della maternità e della famiglia.

“È stato fatto un intervento che prima non c’era e che accoglie la sensibilità di tutte le forze politiche – ha fatto notare Gloria Arcangeloni (Rete) -. Non capisco perché perdiamo tempo, chiederei quindi di tornare su quello che stiamo trattando e non di fantasie politiche”.

Dello stesso parere Paolo Rondelli (Rete), anche se ha ammesso come siano valide le osservazioni sulla necessità di potenziare politiche sull’abitazione e a sostegno della famiglia: “Esaminiamo questo progetto che sta diventando un dibattito per tutt’altro”.

Iro Belluzzi (Libera) ha preferito proseguire nel proporre interventi a favore della natalità: “Va affrontato il tema del lavoro e del superare forme di precariato e sfruttamento. La politica deve occuparsi del far lavorare e far permettere dignità lavorativa al genere femminile”.

Il segretario di Stato per la Sanità, Roberto Ciavatta, ha ribadito che la maggioranza nella sua interezza avrebbe voluto “fare di più”: “La tematica introdotta con questi due articoli non è proprio attinente alla materia previdenziale, ma si introduce comunque un’attenzione maggiore per le donne con figli”.
Lo stesso Ciavatta ha infine proposto alcune modifiche formali al testo dell’articolo 3, che è stato approvato all’unanimità.

In seguito, l’esame dell’articolato è proseguito in maniera più spedita con l’approvazione all’unanimità dei successivi articoli e degli emendamenti presentati dalla maggioranza agli articoli 12,  sul part-time pensionistico, e sull’articolo 14, relativo alla modifica della misura delle prestazioni.
In particolare, su quest’ultimo, Guerrino Zanotti (Libera) ha chiarito che la volontà dell’opposizione era di presentare un emendamento analogo a quello della maggioranza e lamentato la mancanza di un effettivo confronto.

La seduta si è interrotta con l’approvazione dell’emendamento di maggioranza e di due consiglieri del Gruppo misto, all’articolo 18  sul “Lavoro a tempo parziale” e poi dello stesso articolo.

L’esame degli articoli successivi proseguirà in seduta notturna.

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