San Marino. Un miliardo e mezzo di interventi nelle banche da parte dello stato

Ricostruita nella relazione la storia dei dissesti bancari la nascita della piazza finanziaria la concessione delle licenze e alcuni degli scandali

La Relazione della Commissione di inchiesta sulle crisi bancarie, dopo un lungo excursus storico e la riproposizione delle questioni già discusse su BancaCis, alla fine tira le somme di quanto complessivamente queste crisi sono costate allo Stato.

La lunga narrazione, come ormai è usuale di queste Commissioni, a tratti è esaustiva, a tratti incompleta; a tratti è precisa, a tratti imprecisa; in altri passaggi insinua e prepara un castello accusatorio ad uso politico e da scagliare contro i nemici, magari riversando istituzionalmente le insinuazioni in sede giudiziaria e facendo diventare la versione di parte una prova. A tratti è deludente, e a tratti tradisce la volontà di raccontare la storia vista con gli occhi di chi detiene il potere in questa fase politica, con qualche appiglio per un contentino alle minoranze e ottenere una relazione firmata da tutti. Poi si vedrà come si svilupperà il dibattito. Insomma, niente di nuovo, da questo punto di vista.

La relazione della Commissione, tuttavia, ha il pregio di avere fissato in un conteggio finale quanto negli anni i dissesti bancari hanno posto sul groppone di tutti i sammarinesi.

Una cifra di oltre un miliardo e mezzo di euro, pressoché sovrapponibile al debito dello Stato attuale.

Il conteggio si trova nell’ultimo capitolo, dal titolo “Il Conto è servito” e tira le somme su quanto è costato in definitiva allo Stato intervenire a sostegno del sistema bancario attraverso misure dirette e indirette. “In sintesi rileviamo che l’intervento diretto dello Stato con denaro o titoli di stato ammonta ad euro 869,1 milioni”, riporta il testo della relazione. Inoltre, “a questi dobbiamo sommare gli aiuti indiretti ovvero i crediti di imposta utilizzati pari ad euro 52,2 milioni, i crediti di imposta non ancora utilizzati e le Dta pari ad euro 335,44 milioni. E poi abbiamo il dato non ancora definitivo di quanto potrebbe costarci l’intervento di risoluzione in Bns, la cui garanzia dello Stato ad oggi ammonta a circa 320 milioni di euro (215 milioni le obbligazioni e 105 i fondi pensione). Il saldo finale raggiunge la ragguardevole cifra di euro 1.576.740.000. Con particolare riferimento a Cassa si dà atto che, in aggiunta all’intervento dello Stato di 858 milioni di euro, è stato dilapidato il patrimonio, accantonato in 120 anni circa, di 640 milioni”.

Così spiega il presidente della Commissione Gerardo Giovagnoli nell’illustrare la metodologia usata e le conclusioni. Allo stesso tempo giustifica l’eventuale non completezza: “Era impossibile valutare tutti gli aspetti di tutte le crisi bancarie e finanziarie, come avevamo fatto più precisamente solo con banca Cis – ha detto – perché si tratta di un arco temporale lungo, di molti casi, anche risalenti nel tempo, su cui la documentazione era difficile da trovare e ci sono già stati i processi che hanno visto la loro conclusione, e si sarebbe rilevato una ripetizione analizzare cose già prese in considerazione sia da politica che da autorità di vigilanza e della giustizia. Ci sono degli omissis all’interno della relazione – ha detto – giustificati da due condizioni: quando dovessero essere citate persone che incidevano, se non marginalmente, si è ritenuto di non dover aggiungere nomi, come anche – ed è esplicato- per quel che riguarda dati sensibili, su cui ci sono leggi che prevalgono. La documentazione è stata immane, decine di migliaia di pagine fornite dalle stesse banche, da Banca centrale, dal tribunale e dalle segreterie di Stato…”

La lettura della relazione è proseguita ieri in serata e proseguirà in Consiglio oggi. Seguirà quindi il dibattito.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino, pubblicato integralmente il giorno dopo

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