Sentenza “Conto Mazzini”, Pdcs: “Confermato e chiuso un brutto periodo della storia politica di San Marino”

La direzione del Pdcs si è riunita lo scorso 7 marzo per confrontarsi sulla situazione attuale, anche in riferimento alle recenti risultanze giudiziarie che hanno interessato il cosiddetto procedimento “Conto Mazzini”.

La direzione del Partito democratico cristiano sammarinese fa sapere in una nota di “aver preso in considerazione la sentenza del giudice di appello Francesco Caprioli e ha svolto approfondimenti sia rispetto a quanto appreso sul procedimento, sia rispetto alla lettura che ne hanno dato alcune forze politiche, con la volontà di dare alla cittadinanza una interpretazione della situazione, sul piano politico, quanto più oggettiva possibile”.

La direzione del Pdcs ha sottolineato come l’operato del Tribunale, interessato dal procedimento “Conto Mazzini” a partire dal 2014 a seguito dell’approvazione della legge 100/2013 sull’autoriciclaggio, “abbia attraversato differenti fasi di svolgimento, e alcuni passaggi nodali non trascurabili, che hanno condizionato fortemente anche la situazione politica di quel periodo”.

A questo proposito, “non si può non ricordare i clamorosi arresti in via cautelare, l’avvio burrascoso della fase inquirente e la puntuale uscita di informazioni riservate sulla stampa riguardanti il procedimento, fatti questi che hanno portato alle dimissioni progressive di alcuni membri del Consiglio Grande e Generale con conseguenze anche sul cambiamento del quadro politico generale, e che sono culminati con la sentenza di primo grado del commissario Gilberto Felici, nel giugno 2017 nella quale erano state previste pene per quasi tutti i soggetti coinvolti”.

Una sentenza “appellata dagli imputati e che, proprio per la grande portata del procedimento, è stata affidata al giudice delle appellazioni Francesco Caprioli, nominato all’inizio del 2018 in particolare per tale compito, il quale ha proceduto all’istruttoria dalla fine del 2019 e, dopo essere stato ricusato, ha continuato il suo lavoro dalla fine del 2020, fino alla sentenza del 3 marzo 2022”.

Nel frattempo “due sentenze del Collegio Garante, sollecitate dal giudice d’appello, hanno introdotto elementi nuovi: la prima, la n. 1 del 2017 con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell’art. 199-ter del codice penale riguardante il possesso ingiustificato di valori; la seconda, la n. 10 del 2021, a seguito di una richiesta rivolta nel marzo 2021 dal giudice d’appello David Brunelli, riguardante una verifica di legittimità costituzionale proprio rispetto all’applicazione della legge 100/2013 sull’autoriciclaggio in due procedimenti del 2014 e 2015, distinti rispetto al processo Mazzini”.

Con questa sentenza i Garanti hanno stabilito che “non sono punibili condotte precedenti all’entrata in vigore della legge 100/2013 e, sulla base di questo, il giudice Caprioli ha ritenuto non punibili rispetto a questa tipologia di reato la maggior parte degli imputati”.

La scansione temporale di questi passaggi e la varietà dei soggetti che ne sono stati protagonisti, “smontano ogni possibile ipotesi di un ‘disegno preordinato’, compiuto al fine di inficiare il procedimento; per questo la direzione del Pdcs ritiene inaccettabile la mistificazione politica secondo la quale la sentenza di appello sarebbe l’esito di un ‘lavoro certosino condotto dalla maggioranza dall’inizio della legislatura per portare su un binario morto il Conto Mazzini'”.

La direzione del Pdcs,”se sul piano giuridico non può che prendere atto delle sentenze espresse dagli organismi giudiziari (di ogni sentenza), sul piano politico non può non esprimere perplessità di fronte all’evidente contraddizione che esiste fra le mosse iniziali di questo processo e le risultanze finali“.

Il Pdcs, che “ha visto coinvolti nelle vicende del ‘Conto Mazzini’ anche esponenti apicali del partito, ha da tempo avvertito l’esigenza di prendere le distanze da un certo modo di intendere l’esercizio del potere politico“. Già dall’esperienza di governo del 2008/2012, proseguita poi fino al 2016, “il Pdcs ha partecipato a coalizioni che hanno avviato un percorso di rinnovamento e hanno consentito al Tribunale e agli altri organismi di controllo di contrastare le distorsioni che si erano generate nel nostro sistema economico ed istituzionale”.

Una volontà “confermata anche in questa legislatura dal Pdcs, attraverso la Riforma dell’ordinamento giudiziario e al miglioramento degli strumenti normativi e di indagine, al fine di rendere più efficiente e spedito l’esercizio della giustizia e la repressione dei reati“.

La direzione del Pdcs, “rigettando pertanto il tentativo di chi prende sempre pretesto da tutto per descrivere i governi a partecipazione Dc come origine di tutte le criticità che il Paese ha dovuto e dovrà affrontare”, ribadisce con forza “la responsabilità e la volontà di portare avanti questo percorso di cambiamento e indica nel superamento della logica conflittuale che ha caratterizzato gli ultimi anni della politica la condizione perché quel cambiamento possa avanzare realmente e possa maggiormente raccogliere la necessaria e insostituibile fiducia dei cittadini”.

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