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Nell’ora solenne della celebrazione eucaristica per
l’ingresso dei nuovi Capitani Reggenti, sembra opportuno la
ripresa di sentimenti e osservazioni determinate dagli
eventi nazionali e internazionali cui abbiamo assistito. Ho
espresso già pubblicamente il mio compiacimento per l’ordine
del giorno votato a stragrande maggioranza dal Consiglio
Grande e Generale che ha espresso solidarietà e sostegno
alla presenza, al magistero, all’azione del Papa. In modo
opportuno l’ordine del giorno ricorda che questo
atteggiamento della Repubblica la vede sollecitata, di
fronte a certi eventi, “ad una maggiore consapevolezza della
propria identità e della propria tradizione di libertà e di
pace”. Nel messaggio che ho diffuso recentemente, ho
rilevato che la Repubblica si è schierata per la
riproposizione autentica delle parole e dello spirito del
Santo Padre, impegnandosi a far sì che questa
testimonianza e questo insegnamento pervadano attivamente la
sua vita e la sua cultura in modo da esercitare, nei
confronti della realtà europea e non solo, quel ruolo di
fattiva difesa e promozione della libertà personale,
culturale, sociale e internazionale, che costituiscono il
vanto della tradizione e della storia di questa Repubblica.
Eventi grandi sono accaduti di fronte ai nostri occhi: in
quest’ora che stiamo celebrando, antica e sempre nuova,
leggiamo, cercando di immedesimarci con l’insegnamento di
Benedetto XVI, fattori di straordinaria novità che spronano
la nostra intelligenza e il nostro cuore a nuove chiarezze e
a nuove responsabilità. Nella grande lezione magisteriale
che Benedetto XVI ha tenuto nell’Università di Regensburg,
il Papa sottolinea “la necessità intrinseca di un nuovo
incontro tra fede e ragione” e poi precisa di un incontro
tra la filosofia e la ragione, “tra l’autentico illuminismo
e la religione”. Dunque si tratta, per Benedetto XVI, di un
illuminismo che ritrova, in questi tempi, la sua
autenticità; non il vecchio illuminismo definitivamente
condannato dalla storia, un illuminismo che fondato su una
ragione razionalistica e scientifico-tecnologica ha creato,
a livello teorico, le grandi ideologie totalitarie e, a
livello socio politico, i grandi sistemi totalitari che
hanno disseminato di violenze e di rovine il continente
europeo e non solo
Questo illuminismo è finito. Di tutti questi lutti e di
tutte queste tragedie nate da queste ideologie malate,
alcuni portano ancora, nel profondo della loro coscienza e
del loro cuore, la responsabilità. Ma questo è un tempo che
appartiene al passato; l’uomo di oggi può affrontare il
futuro con animo sgombro da queste derive, da questi
indebiti attaccamenti a un progetto violentemente
ideologico. É nato di fronte a noi, in questi tempi, un
nuovo protagonista della vita sociale: il laico, che ha
ripreso il gusto della ragione, che si misura con la
profondità e l’estensione della realtà e cerca di carpirne
il senso e la verità profonda. Una ragione aperta al
mistero; una ragione che cerca la verità e la verità è la
radice del bene e della bellezza e fonda una giustizia; una
ragione laica è alla radice di una laicità, finalmente
riconquistata come spazio di confronto, di vita, di dialogo,
di rapporto di collaborazione. A questo singolare momento
della nostra vita culturale e sociale ho dedicato vari
interventi in questo periodo e ho coniato una formula a cui
sono particolarmente legato: stanno diventando protagonisti
nel dibattito culturale e sociale in tutto l’occidente “i
laici non laicisti”. I laici cioè che permangono dentro ad
una apertura incondizionata a tutte le possibilità e non ne
escludono alcuna. Laici non laicisti, cioè uomini di buona
volontà, secondo l’antica e sempre attuale formulazione che
ne ha dato l’indimenticabile Papa Giovanni XXIII. Di fronte
a questi laici non laicisti stanno “cristiani non
clericali”; i cristiani che nel vivo della comunità
cristiana, del popolo di Dio, radunato nel nome del Padre,
del Figlio, dello Spirito Santo, fanno l’esperienza della
fede riconoscendo Gesù Cristo, Signore della vita e della
morte che corrisponde, in modo gratuito e totale, alla
domanda di senso, di verità, di bellezza, di giustizia del
cuore umano. Uomini per cui la fede è valorizzazione di
tutti gli aspetti della vita: innanzitutto della ragione.
Questi cristiani assolutamente fedeli alla grande tradizione
della chiesa e che vivono l’appartenenza alla chiesa come un
movimento di vita e di coscienza, che li apre ad assumersi
responsabilmente e liberamente il compito della presenza
nella vita della società. Come dietro il laico non laicista
sta la deriva del laicismo così, dietro le spalle di questi
cristiani non clericali, stanno i cristiani
tradizionalisti che hanno preteso di legare in modo
indissolubile il cristianesimo, che deve essere sempre
antico e sempre nuovo con forme e con strutture. Ma stanno
anche i cattolici traditori che hanno venduto la radicalità
della loro appartenenza per accordi di tipo ideologico e
addirittura economico con i vari poteri dominanti. Il cuore
vibrante della nostra società è tessuto da questo dialogo
profondo, che dobbiamo incoraggiare continuamente perché in
questo dialogo si vive la decisione per il presente e per il
futuro della nostra società. La Chiesa di San
Marino-Montefeltro intende fare la sua parte nella cura di
questo dialogo; come ho già comunicato nel corso dell’omelia
della festa nazionale del 3 settembre ultimo scorso, la
nostra Chiesa particolare intensificherà un’azione educativa
profonda e continuativa perché in tutte le articolazioni
della vita della diocesi, delle parrocchie, delle
aggregazioni, delle famiglie, dei movimenti, delle
associazioni, la fede sia vissuta come principio di
informazione della personalità. Perchè la fede diventi
effettivamente cultura, capacità di giudizio critico sulla
realtà e diventi quell’ethos nuovo della carità che è
fattore fondamentale per la creazione di una società piena
di rispetto reciproco e di capacità di dialogo fra le
diverse posizioni culturali presenti nella società stessa.
Tratto dal sito diocesano:
http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/
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