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Riforme secondo la storia

Alcune considerazioni sulla questione costituzionale nella Repubblica di San Marino

0-0Introduzione

0-1Premessa

1-Affezione all'ordinamento

2-La scelta del 1906

3-Il secondo dopoguerra

4-Voglia di costituzione

5-Perché no

6-Alcune proposte

7-Conclusione

 

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 LA SCELTA DEL 1906

      

L’ordinamento visto dall’interno

A partire dal 1880, però, la mitizzazione della Repubblica, come modello di antica democrazia italica, e, in particolare, come Stato dalla costituzione esemplare, comincia ad essere attaccata proprio dall’interno della Repubblica stessa. E per un aspetto essenziale: la democrazia. I membri del Consiglio sono nominati a vita e dagli stessi consiglieri in carica. Come si può parlare di democrazia?

 Ci sono dei sammarinesi che affermano senza mezzi termini essere la loro Repubblica retta da un governo illiberale e oligarchico, contro cui si ritiene ormai necessario lottare per la conquista della democrazia. Un piccolo gruppo di sammarinesi neolaureati... Annibale Crinelli, Antonio Bonelli, Valerio Martelli, Vincenzo Tonnini, Gemino Gozi, Domenico Gozi e Gaetano Belloni, chiedono che anche sul Titano si cominci a parlare di sovranità popolare, di suffragio universale, di comizi per eleggere i rappresentanti politici come in Italia ed in Francia. Insomma invocano la democrazia liberale. Reclamano il diritto di vivere, dicono, nel presente, non nel medioevo.

Nel 1797 e nel 1848 furono avanzate sì richieste di riforme anche di qualche importanza, ma in linea con la costituzione vigente, definita democratica o addirittura sacra dagli stessi proponenti. Questa volta i contestatori si dichiarano sì schiettamente repubblicani, ed orgogliosi delle … tradizioni, ma per essi il cambiamento della costituzione non è un tabù. Anzi lo chiedono quel cambiamento pubblicamente e con forza. Dalle pagine del loro giornale, Il Giovane Titano, i neodottori intimano ai consiglieri: dimettetivi, dimettetivi in massa, poiché innanzi alla storia rappresentate il passato, innanzi alla scienza le barbarie e l'oscurantismo, innanzi al paese il rovescio del sentimento popolare.

Oltre alla contestazione politica, Il Giovane Titano dà voce anche a quella sociale, guadagnando così la simpatia di larghi strati popolari. La forza dei numeri entra in risonanza con quella delle idee. Insomma ci sono le condizioni perché si crei una situazione di instabilità, che potrebbe sfociare in uno sconvolgimento socio-politico. In genere gli sconvolgimenti socio-politici si concludono con un nuovo assetto politico-istituzionale, sanzionato da un adeguato testo costituzionale. Anche a San Marino le cose potrebbero prendere questa piega.

Nel 1883 si comincia a rivendicare con forza e pubblicamente il suffragio universale. Si legge sui muri: Vogliamo il suffragio universale… Vogliamo il voto diretto.

Dal 1889 la rivendicazione del diritto di voto, in forza del quale la Sovranità Popolare – unica e legittima sovranità – si manifesta, è accompagnata da giudizi severi sulle istituzioni della Repubblica: piaghe cancrenose che non corrispondono più alle esigenze dei tempi …, goffaggini medievali di uno Statuto il più barocco. Insomma, quelle della vecchia Repubblica, sono istituzioni che non si possono più sostenere di fronte ai nuovi orizzonti politici e di fronte ai principi ed alle idee moderne.

Le idee moderne frutto delle rivoluzioni borghese-liberali premono, dunque, dai confini della piccola Repubblica con una forza ben superiore a quella delle varie innovazioni politiche succedutesi nei secoli anche nell’immediato circondario. Le istituzioni comunali - nella forma antica, quella dei consoli - sono rimaste invariate sul Titano anche quando altrove si è passati al podestà e poi dal podestà al signore e poi dal signore al principe e al re. Questa volta? Questa volta è in ballo la democrazia rappresentativa, conquista delle rivoluzioni borghese-liberali esplose contro i re. L’antica Repubblica che non ha conosciuto re, non ha conosciuto nemmeno la rivoluzione borghese-liberale che, in genere, altrove, ha prodotto la democrazia rappresentativa. Si può arrivare alla democrazia rappresentativa per via diversa da quella borghese-liberale?

Resistenza a riformare

Ecco, in sintesi, la situazione politica a fine Ottocento. La Repubblica non conosce i moderni organismi a sistema rappresentativo. I Consiglieri non vengono eletti per suffragio di popolo, ma per surrogazione. … Il Consiglio quindi non è elettivo, né ereditario; è accessibile a tutti, ma per se stesso chiuso. Si rinnova da sé e per se stesso vive e governa.

Pietro Franciosi - una bugia a fin di bene? - racconta ai piccoli sammarinesi della scuola elementare che essi vivono in un paese retto da un Governo … di forma repubblicana democratica. Ma anche il leader dei conservatori, Marino Fattori, ammette di aver troppo dell’oligarchico il rinnovare il Consiglio Principe coi voti del Consiglio stesso e così privare il resto della cittadinanza del diritto di elettori e di eleggibili.

Fattori però osserva che a San Marino il numero dei consiglieri in rapporto a quello dei cittadini è molto elevato (uno su centocinquanta) e che i capaci hanno, praticamente tutti, la possibilità di accedere prima o poi al Consiglio o di trattare pubblici negozi. Il suffragio universale riuscirà a far meglio? Le larghe elezioni popolari possono dare frutti migliori che non le ristrette di un’assemblea, solo nel caso di una massa di cittadini elettori onesti e sennati, che non si lascino trascinare da amori e da odi, allucinare da arruffapopoli, corrompere da speranze, promesse e moneta. Egli conclude: pur vagheggiando il diritto di suffragio in tutto il popolo quel giorno che ne sarà degno, oggi crederei pericoloso modificar lo Statuto in una parte di tanta importanza, ed aspetterei che questo progresso di civiltà tanto ambito e desiderato ci fornisse elettori siffatti da non temere di mutare una parte di Costituzione che finora ha fatto prove non infelici.

Introducendo ex abrupto il suffragio universale in un paese così arretrato politicamente,  potrebbero avvenire dei disordini.  Ne potrebbe approfittare qualcuno all’interno per appropriarsi di tutto il potere. L’Italia, di cui San Marino è enclave, potrebbe cogliere l’occasione per intervenire e, forse,  risolvere  il caso sammarinese, lasciato in sospeso nel 1860, nel 1870 e ancora nel 1874. 

Scrive Cestaro: la costituzione della repubblica è ancora la principal cagione della sua conservazione, come fu quella della sua longevità. San Marino è uno di quegli edifizi vetusti, che, lasciati stare, sfidano il tempo; ma guai a darci un colpo di piccone, e smuoverne la compagine! Lasciamo stare che, con una costituzione democratica alla moderna, esso non sarebbe quello che è, che è una delle ragioni del suo essere: un monumento nazionale vivente. I Sammarinesi potrebbero obiettare che il loro Stato è un organismo vivente, non roba da museo, e che essi hanno diritto di darsi, quando credessero necessario od opportuno, un nuovo ordinamento, confacente ai loro sentimenti ed interessi. E sta bene. Ma il mutamento d’una costituzione, stata per secoli la salda base dell’edificio, la principal causa della sua meravigliosa solidità e resistenza, non potrebbe non apportare in esso delle gravi e pericolose oscillazioni. Distrutta la stabilità rappresentata dal Consiglio, pietra angolare dello Stato, rotto il freno della tradizione, conservato dalla nobiltà, aperto, col suffragio popolare, l’adito alla lotta e al sormontare dei partiti, il paese potrebbe, per le sue specialissime condizioni, e per le intime relazioni di vicinato col regno, divenire un focolare di diuturne agitazioni, un campo di cimenti politici, e la repubblica, impotente a mantenere l’ordine, ciò che anche ora è la sua costante preoccupazione, finire per interno sfacelo.

Anche Ellero avverte: se … i sammarinesi vogliono una assoluta demagogia (vera o falsa che fosse) ei l’avranno per brevi istanti e la loro repubblica perirà con essa.

Insomma per Ellero, per Cestaro e per tanti altri, fuori e dentro San Marino, l’antico ordinamento, sistema di elezione dei consiglieri compreso, che ha assicurato alla Repubblica libertà interna e indipendenza per tanti secoli, ormai è un tutt’uno con lo Stato stesso. Una modifica quale andava profilandosi avrebbe potuto finire per rompere quel miracoloso, secolare equilibrio. Insomma l’innesto della moderna democrazia rappresentativa su un tronco così antico avrebbe potuto provocare la morte della pianta. Pianta certamente vecchia, certamente acciaccata, ma - grazie a Dio! - ancora in viridi. Perché sottoporla a tanto rischio?

 

A favore della grande riforma

Pietro Franciosi è un ammiratore di Cestaro e soprattutto di Pietro Ellero. Ma non vede pericoli nella modernizzazione delle antiche istituzioni sammarinesi in senso democratico. Io non pavento possibili conquiste di barbari invasori, e nemmeno che qualche demagogo interno od esterno si adatti a tiranno. Catilina non minaccia alle porte della città, e l’epoca delle signorie è da tempo tramontata perché i Faliero, i Doria, i Medici, i Borgia, i Farnese possano risuscitare. Il cambiamento, secondo Franciosi, rafforzerà  le istituzioni della Repubblica: noi con l’assicurare onestamente pane e lavoro alla maggioranza dei cittadini e col rendere eternamente stabile eternamente nostra la libertà comunale, possiamo benissimo sfidare qualsiasi portato delle libertà esotiche di tutti i governi borghesi del mondo.

E’ possibile, a suo dire, introdurre la democrazia rappresentativa, richiamandosi alla libertà propria dell’epoca comunale. Basta eliminare le sovrastrutture che attorno a quella antica libertà sono sorte nei secoli bui della regressione della democrazia, quelli dell’assolutismo.

Franciosi, in linea con la tradizione storica sammarinese, ritiene che in antico a San Marino fosse l’assemblea dei capifamiglia, Arengo, a nominare i consiglieri. E che per ragioni, diciamo così, di ordine pubblico, lo stesso Arengo abbia poi delegato il compito al Consiglio. Basta, a suo dire, che l’Arengo ritiri quella delega per fare della antica Repubblica una moderna democrazia. Senza cambiare l’ordinamento.

Franciosi è costretto a difendere questo suo progetto anche all’esterno essendo i conservatori ricorsi, con l’aiuto di Ellero, al parere di luminari del diritto e della politica, i quali paventano che la antica Repubblica non regga a cotanta innovazione. Confuta uno ad uno quegli esperti. E lo fa dalle pagine di una rivista prestigiosissima, Riforma sociale, che esce a Torino presso una casa editrice di grande fama (di cui pure Ellero talvolta si serve). Uno di questi esperti, Nino Tamassia, professore di diritto nell’università di Padova, replica. Puntuale arriva la controreplica di Franciosi.

Quanto ai suoi concittadini, Franciosi li assicura con l’esempio della Svizzera. Ci ammaestri il popolo della libera Elvezia che ha il passato storico non dissimile dal nostro nelle istituzioni medioevali, e che, non lasciatosi di troppo lusingare dagli effetti non tutti duraturi della Rivoluzione Francese, effetti sanzionati specialmente dalla formazione di governi parlamentari, mise in maggior evidenza la sua origine democratica, stabilendo per regola di rinnovare di quando in quando (ammessa pure la rielezione) i tre poteri ben retti e ben divisi.

Il 25 marzo 1906 l’Arengo, organo previsto dallo Statuto, modifica lo Statuto a proposito della nomina dei consiglieri: non più per cooptazione ma per elezione da parte dell’Arengo stesso; non più a vita ma per quattro anni.

Nasce così a San Marino la democrazia rappresentativa.

 

Franciosi difende la scelta

Il 1° ottobre 1907, nel discorso di ingresso dei nuovi Capitani Reggenti, Franciosi si vanta della strada che è stata seguita per introdurre la democrazia rappresentativa. E la difende. E la difende nuovamente anche all’esterno intervenendo ancora una volta su Riforma sociale e, questa volta, non per sostenere un progetto, ma per illustrare una realizzazione. Si vanta di essere cittadino di uno Stato che è passato dalla oligarchia alla democrazia rappresentativa senza uno sconvolgimento costituzionale, ma con una semplice riforma dell’antico Statuto. Una riforma – questo è il punto - attuata in base ad una norma dello Statuto stesso, la Rubrica n.62a del Libro I del patrio Statuto.

Quel passo dello Statuto - uno Statuto del 1600 - riportato in quell’articolo su quella rivista, sprizzante modernità, una rivista su cui scrivono capi di stato, ministri, luminari della cultura, italiani e d’oltralpe, pare una sfida alla modernità. Non così per Franciosi. La Repubblica, con quella conquista moderna avvenuta con la modalità di un ripristino, si presenta sulla scena italiana ed internazionale tutt’altro che come un’anticaglia che stenta a seguire il passo dei tempi. E’ uno Stato che, rimasto per un qualche accidente in arretrato in qualche settore, ha saputo trovare in sé la forza per rimettersi in moto ed ha saputo trovare nella propria storia la indicazione della strada da percorrere e, ora, ripartito, può seguire senza difficoltà il passo degli altri Stati. Anzi  dimostrerà di poter  andare più veloce.

Dopo l’Arengo del 1906, già l’anno successivo, in anticipo rispetto alla stessa Italia, San Marino estende l’elettorato a tutti i maschi maggiorenni. Poi è tutto un fiorire di innovazioni nei più svariati campi, con una particolare attenzione al sociale e alla istruzione. Innovazioni e modernizzazioni che si susseguono fino al sopraggiungere del fascismo.

Significative sotto l’aspetto istituzionale sono le riforme proposte nel 1917 dal Gruppo Consiliare Socialista, di cui è indiscusso leader Pietro Franciosi: elezione diretta dei Capitani Reggenti e articolazione del Congresso di Stato in dicasteri.

 

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