sabato 12 gennaio 2019 06:55
RASSEGNA STAMPA

Mazzette nei cantieri: la Cedu conferma la decisione di San Marino

Mazzette nei cantieri: la Cedu conferma la decisione di San Marino

Antonio Fabbri Mazzette nei cantieri, la Cedu conferma la decisione del Titano / La Corte di Strasburgo dà ancora ragione al Titano: “Non c’è stata violazione dell’articolo 7” il ricorso era stato presentato dai legali dei due ex funzionari del Servizio igiene ambientale

Caso delle mazzette nei cantieri, si chiude anche il ricorso sovranazionale che era stato presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Si chiude confermando la decisione del tribunale del Titano e attestando che non ci sono state violazioni della Convenzione da parte di San Marino. La sentenza della prima sezione della Corte di Strasburgo è stata pubblicata giovedì 10 gennaio 2019.

La ricostruzione del fatto e dell’iter giudiziario

Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Alessandro Francesco Petrillo per conto degli ex funzionari del Servizio igiene ambientale - oggi Uoc sicurezza sul lavoro – Paolo Berardi e Davide Mularoni. In rappresentanza della Repubblica di San Marino è intervenuto presso la Corte l’avvocato Lucio Daniele. Il caso, si ricorderà, è il primo di corruzione che sia mai giunto a sentenza definitiva a San Marino e riguardava le cosiddette “mazzette nei cantieri”. Una vicenda per la quale i due funzionari erano stati condannati in via definitiva, pena in parte scontata e oggi in regime di sospensione condizionale. Il caso scaturì dalla Commissione di inchiesta cosiddetta “Fincapital” i cui atti furono trasmessi al tribunale e si innescò una indagine penale sui fatti che erano stati raccolti scandagliati dalla Commissione stessa. Al termine della fase istruttoria ci fu il rinvio a giudizio e, poi, il processo. La Corte di Strasburgo ha ricostruito sinteticamente l’accusa che ha portato alla condanna. “In particolare i ricorrenti sono stati accusati di ricevere periodicamente somme di denaro in contanti al fine di omettere di svolgere i propri compiti, non ispezionando i cantieri delle società” della cosiddetta “galassia Bacciocchi” e astenendosi “dal sanzionare le violazioni e le irregolarità riscontrate in tali società”. La condanna di primo grado a cinque anni e mezzo per i ricorrenti, arrivò il 19 settembre 2014. (...)

Articolo tratto da L'informazione di San Marino

Leggi l'articolo integrale di Antonio Fabbri pubblicato dopo le 21