I RAPPORTI CON L’ITALIA NATA DAL RISORGIMENTO

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 I RAPPORTI CON L’ITALIA NATA DAL RISORGIMENTO
 
 La Repubblica di San Marino si è salvata piuttosto fortunosamente, nel 1860, dal processo di unificazione politica della penisola italiana. Si è salvata  grazie alla simpatia acquisita presso i garibaldini ed i repubblicani in genere nel 1849 (scampo di Garibaldi), ma soprattutto grazie all’intervento diretto presso Cavour di Napoleone III, protettore di San Marino come già Napoleone I. Invano, però, San Marino – Cavour vivente – chiese all’Italia appena formata la stipula di un trattato, un trattato fra Stati, per regolare i vicendevoli rapporti, come si addice fra Stati sovrani. Solo il successore di Cavour, Bettino Ricasoli, agli inizi del 1862 – come si legge nei verbali del Consiglio – manifesta l’intenzione di aderire ai desideri della Repubblica di aprire trattative per la conclusione di un Trattato amichevole. Ma ad una condizione non da poco: che in detto trattato si facesse parola della protezione che il Ré d’Italia assumesse per la Repubblica di S. Marino.      Evidentemente la Torino dei Savoia voleva cogliere l’occasione della stipula del trattato per troncare i rapporti della Repubblica con Napoleone III, il quale stava già proteggendo Roma, impedendo l’annessione di quella città al neo costituito Regno d’Italia. La Repubblica di San Marino, minuscola enclave del Regno d’Italia, una volta troncati i rapporti con la Francia, come avrebbe potuto sopravvivere qualora il processo di unificazione politica della penisola fosse ripreso con l’annessione di tutte le terre ‘italiane’ non ancora inglobate nel Regno?
I governanti sammarinesi fecero di tutto per cercare di modulare, sulla questione, le condizioni più utili per l’onore, e indipendenza della Repubblica. Invano. L’Italia impose questo testo: La Repubblica di San Marino avendo tutto il fondamento di confidare che non le verrà mai meno l’amicizia protettrice di S.M. il Re d’Italia per la conservazione della sua antichissima libertà ed indipendenza, dichiara che non accetterà quella di un’altra potenza qualunque. Così recita l’art. 29 della Convenzione italo-sammarinese del 22 marzo 1862.
Insomma, sulla questione dei rapporti fra San Marino e altri Stati, il governo italiano guidato da Urbano Rattazzi (succeduto  nel frattempo a Ricasoli) si mostrò irremovibile. I governi  successivi?
     Prima della fine dell’Ottocento San Marino e Italia ridefiniscono in modo più ampio e organico  i loro rapporti con due nuovi trattati: nel 1872 e nel 1897. Molte materie vengono reimpostate completamente. Eppure quanto scritto nell’art. 29 della Convenzione del 1862 lo si ritrova riportato pari pari nei testi delle due convenzioni successive. Cambia solo il posto. In quella del 1872 diventa l’art. 38. In quella del 1897 diventa l’art. 46.
     Siamo in epoca coloniale. Molti Stati nel mondo extra europeo sono a sovranità limitata, cioè con lo status di ‘protettorato’ di qualche potenza europea. San Marino comincia ad essere citato, nei testi di diritto internazionale, come esempio di protettorato all’interno della stessa Europa.
     San Marino tenta di difendersi con ogni mezzo. Nell’aprile del 1923 esce a Ginevra (cioè in Svizzera, comunque fuori dall’Italia) a cura del prof. Antonio Sottile, docente presso l’università di quella città, il libretto: L’Organisation Politique et Juridique de la République de St-Marin et sa situation internationale. Vi si legge: Nous soutenons, sans crainte d’être contradits, qu’en droit et en fait la République de Saint-Marin, loin d’être un Etat protégé ou mi-souverain est un Etat absolument indépendant, en possession de sa pleine souveraineté intérieure et extérieure, jouissant de tous les droits internationaux dans une égalité parfaite avec tous les Etats de la Comunitas Gentium. Però il  pregiudizio su San Marino rimane. Quando Giuliano Gozi e Angelo Manzoni Borghesi il 16 luglio 1925 si presentano in Vaticano per un primo incontro informale per valutare la possibilità di instaurare rapporti diplomatici con la Santa Sede, si sentono rispondere che nulla ostacola la richiesta se non il fatto che esistono dei dubbi sullo stato politico della Repubblica. Mons. Borgongini, il rappresentante del Vaticano, dice che nell’Almanacco di Gotha (pubblicazione autorevole a livello mondiale) la Repubblica di San Marino risulta essere sotto il protettorato italiano. Impossibile istituire rapporti diplomatici con uno Stato che non goda della piena indipendenza! I sammarinesi scattano come molle: nessun dubbio si può avere sulla perfetta indipendenza e libertà della Repubblica da chiunque! Solo dopo che essi hanno fornito ampie delucidazioni sullo status della Repubblica, il Vaticano si convince a compiere il grande passo. Ma l’Italia non molla su questo punto. Tanto meno durante il fascismo. Nella Convenzione del 1939 (ancora vigente) quanto scritto nell’art. 29 del 1862, nell’art. 38 del 1872 e nell’art. 46 del 1897, è riportato addirittura nell’art. 1.
Giuliano Gozi, Segretario di Stato per gli Affari Esteri, riferirà in Consiglio che l’Italia  ha desiderato che l’accenno dell’amicizia protettrice non rimanesse relegato in un articolo finale … quasi per renderlo meno palese.  In effetti è stata una imposizione durissima (sia pure meno grave di quella della Francia verso il Principato di Monaco).

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