8 marzo, l’intervento di Dario Manzaroli: “Serve un nuova consapevolezza del rapporto uomo-donna”

Riceviamo e pubblichiamo

L’8 marzo è una data che da tempo compare nei calendari di molti Paesi a ricordo degli avvenimenti dell’8 marzo 1908, quando molte donne morirono nell’incendio della fabbrica tessile dove erano state segregate dalla proprietà in risposta allo sciopero dichiarato per ottenere migliori condizioni di lavoro e salari più alti.

Con gli anni poi è diventato un “manifesto” per le battaglie per l’emancipazione femminile.

In questi 114 anni molti sono gli avvenimenti, positivi e negativi, che hanno contrassegnato le società, non tutte e non sempre in maniera lineare.

Questi avvenimenti persistono e si nutrono dei cambiamenti economici che determinano cambiamenti sociali che provocano e sono provocati dai cambi di mentalità e di pensiero dei singoli , delle comunità e delle masse.

In questo senso ovviamente il cambio di ruolo della donna, comporta un cambio di ruolo dell’uomo, ossia dell’intera società. Un processo incessante e bidirezionale.

Parliamo naturalmente  dell’8 marzo nell’ambito delle società occidentali (anche se i cambiamenti in un mondo ampiamente globalizzato agiscono e sono agiti  ovunque).

Le democrazie liberali hanno regimi capitalistici.

Il capitalismo e la democrazia non sono notoriamente sinonimi e non vanno necessariamente di pari passo.     Il capitalismo ha consentito la crescita del tenore di vita di ampie fasce di popolazione, la nascita di una classe media, ed una certa stabilità politica che sono fenomeni incubanti una forte e crescente richiesta di libertà e di partecipazione alle decisioni dei governi.

Ma il capitalismo vive di una logica predatoria che lo porta ad alleanze di fatto anche con i regimi autoritari e dittatoriali specie se sono in gioco il controllo di risorse naturali ed energetiche in una alleanza oppressiva e mortifera della democrazia e della libertà.

Dunque un certo mondo degli affari, i potentati economici, le multinazionali ed interi Governi o parti di essi  ufficialmente democratici minano la democrazia e la libertà o le riducono a vuota parvenza in funzione della ricerca del profitto e del potere assoluto .

Da qui e non semplicemente dalle dittature e dalle cosiddette democrature, vengono le principali minacce alla Libertà ed alla Democrazia.

Non ci spaventa più il comunismo con il  controllo statale di tutte le attività economiche, ma piuttosto ci spaventa (o ci dovrebbe spaventare) il fondamentalismo di mercato che pretende (ed in larga parte al momento attua) la supremazia dei valori di mercato (sostanzialmente il profitto) su qualsiasi altro valore sociale e politico.

Ma la storia non è finita come incautamente preconizzava qualcuno, e gli aneliti alla giustizia, alla dignità ed alla libertà sussistono.

Questi aneliti, o meglio diritti, sono stati molto compressi e compromessi per milioni, miliardi di esseri umani in nome della globalizzazione e di un profitto distruttore dell’ambiente e delle organizzazioni sociali, ma sussistono e prima o poi troveranno una sintesi ed una loro dirompente esplosione in sovvertimenti che le guerre più o meno locali, le migrazioni di massa, le crisi ambientali, la penuria crescente di cibo, acqua ed altre risorse naturali, testimoniano e si moltiplicano in giro per il Mondo, ma sempre più vicine alla nostra fortezza occidentale, prigioniera di se stessa.

Se questo è il contesto, e purtroppo credo che lo sia, tutti noi, uomini e donne, singoli e società, è urgente che ci chiediamo quale realistico orizzonte ci si prospetta e come agire.

Sarebbe utile allora superare il concetto contrappositivo che l’8 marzo al momento rappresenta ed anche il concetto di donna come essere fragile e meritevole di protezione speciale, per addivenire ad un momento di riflessione comune uomo-donna come soggetti uniti e non contrapposti che, insieme, raccolgono le sfide del futuro.

Proviamoci, avremo fatto un bel passo in avanti verso una nuova consapevolezza del rapporto uomo-donna.

Dario Manzaroli

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