San Marino. Redistribuzione dei carichi di lavoro, sentenza di Esposito

Redistribuzione dei carichi di lavoro, sentenza di Esposito sancisce che il provvedimento della Perfelici “viola il pricipio fondamentale del giudice naturale precostituito per legge”

L’informazione di san Marino

Che la spogliazione dei fascicoli ai titolari, giudici naturali precostituiti per legge, fosse un atto gravissimo che viola il principio del giudice naturale precostituito per legge, lo si era detto subito. Ora c’è anche una sentenza del Giudice per i rimedi straordinari, Vitaliano Esposito, emessa ieri e subito trasmessa al Consiglio giudiziario plenario, che sconfessa la redistribuzione dei carichi di lavoro operata dal Magistrato dirigente reintegrato per una notte, Valeria Pierfelici, che ha spogliato dei fascicoli i magistrati titolari, così violando, come sancisce il gudice Esposito, principi consolidati dello Stato di diritto, fissati dalle convenzioni internazionali e recepiti dalla Carta dei diritti di San Marino. Tanto che Esposito invita il Plenario – di qui la ragione della trasmissione della sentenza a quel consesso – ad agire in autotutela per porre rimedio alla violazione del principio fondamentale del giudice naturale precostituito per legge, operata dalla Pierfelici nella notte del 24 luglio scorso con la redistribuzione dei carichi di lavoro nel tribunale.

“Il principio del giudice naturale, tratto caratterizzante del sistema giudiziario […] assicura credibilità ed efficacia alla Giustizia in un ordinamento democratico rispettoso dei diritti fondamentali della persona. Credibilità che appare messa in discussione” laddove un magistrato “è stato privato della titolarità del procedimento principale (affidato ex nunc ad altro magistrato […]) in conseguenza di un provvedimento del. Magistrato dirigente” che poteva emetterlo “ma ciò pur sempre nel rispetto delle regole del giusto processo e dei diritti fondamentali della persona”.

Questo principio viene fissato dal giudice Esposito in un caso di ricusazione nel quale si vede costretto a sospendere il giudizio perché, se da un lato quell’atto del 24 luglio è in essere finché non venga sottoposto a vaglio di legittimità in sede amministrativa, dall’altro quello stesso provvedimento non può violare il principio fondamentale del giudice naturale che, invece viola smistando e spostando fascioli e sottraendoli ai giudici originariamente titolari delle indagini.

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