San Marino. Violenza di genere commessa da minorenni, casi in aumento

Emerge dalla relazione della Authority che, accanto ai casi di minori vittime di violenza diretta o assistita, parla di “fenomeno sempre più in aumento”.

ANTONIO FABBRI – Nei casi di violenza di genere, quando si parla di minori, il problema è duplice e riguarda sia le vittime della violenza, sia essa diretta o assistita, ma anche i minori autori di violenza. Entrambi gli aspetti sono stati trattati dall’Authority per le pari opportunità nella recente relazione annuale, pubblicata in occasione della giornata internazionale dalla lotta alla violenza di genere. Quanto ai minori vittime di violenza si distinguono in vittime di violenza diretta e di violenza assistita.

Riporta la relazione: “Dalla valutazione dei dati in nostro possesso negli ultimi anni, dal 2019 al 2022, sono stati presi in carico dal Servizio Tutela Minori 90 casi di minori, di cui 51 nello specifico hanno subito violenza di tipo assistito, pari al 56.6% Prendendo nello specifico gli ultimi 2 anni ( 2021-2022), dei 49 casi segnalati, ben 28 riguardavano una violenza assistita, pari al 57,15%. Le fasce di età maggiormente colpite sono la prima infanzia, con 10 casi su 28 nella fascia tra i 5-9 anni, e 10 casi su 28 nella fascia tra i 10- 14 anni. Rientrando all’interno delle liti famigliari, spesso entrambi i genitori (7 casi su 28), con il loro comportamento aggressivo vicendevole, risultano rientrare entrambi nella persona molestatrice; da segnalare comunque che in 15 casi su 28 l’ imputato risulta essere la figura maschile, a conferma del fatto che la violenza assistita sui minori è nella maggioranza associata alla violenza sulle donne. La violenza assistita sui minori è una vera e propria violenza domestica, una delle più delicate e meno riconosciute e ancora troppo taciute. Troppo spesso, soprattutto nel pensiero comune, questo fenomeno viene sottovalutato o addirittura ignorato. È importante quindi che i contesti scolastici, educativi e sanitari che riguardano le attività quotidiane dei fanciulli si occupino con più attenzione di ciò che accade nelle loro famiglie qualora mostrassero segni evidenti o silenziosi comportamenti di malessere”.

L’attenzione dell’Authority, tuttavia, si è focalizzata anche sui minori autori di violenza di genere. Numeri specifici, in tale caso, non ce ne sono e l’Authority parla di fenomeno “non monitorato correttamente”, tuttavia lo descrive come in aumento.

“Particolare attenzione – si legge infatti nella relazione – va data alla figura del minore autore di reato, fenomeno sempre più in aumento dopo la pandemia, non ancora monitorato correttamente e che porta con sé la necessità di un luogo di prima accoglienza apposito. Per tale motivo si rende a nostro parere necessaria l’individuazione di un luogo dedicato ai minori, nel quale possano essere sia sottoposti al fermo giudiziario in urgenza che essere sorvegliati e sostenuti psicologicamente in un ambiente idoneo e non in carcere”.

In parallelo quindi alla richiesta di poter ottenere la reperibilità per il personale sociosanitario della Rete Antiviolenza, sottolineiamo la necessità di individuare un luogo confortevole e non impattante quanto il carcere o la caserma, che assicuri la presenza delle forze dell’Ordine ma permetta l’immediata presa in carico di personale socio/ sanitario specializzato che possa accogliere in emergenza i minori autori di reato arrestati, fermati o accompagnati fino all’udienza di convalida.

Anche nella vicina Italia, il Centro di Prima accoglienza per minori autori di reato si caratterizza come una struttura non carceraria, collocata in gran parte presso gli Uffici Giudiziari (che nella nostra realtà potrebbe equivalere ad una sede a sé stante dell’Ufficio Interforze e del Centro d’Ascolto). Il periodo di permanenza in questa struttura, anche se molto breve, permetterebbe di evitare l’impatto con l’istituto penale (devastante e traumatizzante per un minore) e permetterebbe di svolgere in serenità attività di sostegno e di chiarificazione rispetto all’accaduto. Come nella vicina Italia, il lavoro svolto dai Servizi, oltre a costituire un modo per procedere al Fermo del minore, permette di fornire all’Autorità Giudiziaria procedente i primi elementi di conoscenza della situazione che riguardano il minore, cercando di attivare le risorse familiari e ambientali, coinvolgendo gli altri Servizi, operando di concerto il Tribunale. Si tratterebbe quindi di un primo step prima di poterli dimettere o di prevederne l’eventuale trasferimento ad altri Servizi o a strutture più idonee fuori territorio”.

Da non sottovalutare, inoltre, il fenomeno del revenge porn, di cui alla recente legge approvata, da cui San Marino non è immune e vede sempre giovanissimi, con casi già arrivati anche in tribunale, interessati dal fenomeno, veicolato principalmente attraverso filmati e immagini realizzati con gli smatphone.

Articolo tratto da L’informazione pubblicato integralmente il giorno dopo

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