venerdì 8 marzo 2019 09:27
PROTEZIONE DATI PERSONALI

I limiti della tecnologia del "riconoscimento facciale"

I limiti della tecnologia del

Questo uno dei temi che saranno trattati il prossimo 29 marzo al GDPR DAY San Marino, dove ben tre Garanti (quello sammarinese, quello UE e quello italiano) e i migliori esperti del settore illustreranno esperienze pratiche dell’applicazione del GDPR in aziende di ogni settore.

Sappiamo già che il riconoscimento facciale non è proprio il fiore all’occhiello della tecnologia: dalle persone scambiate per animali ai politici scambiati per ricercati l’inaffidabilità su larga scala di questa tecnologia è sotto gli occhi di tutti.

Ma la Silicon Valley non si accontenta di non riconoscere i volti: adesso sostiene di riconoscere le emozioni che proviamo.

Se l’anno scorso ricercatori cinesi avevano fatto scandalo con una ricerca che sosteneva di poter riconoscere l’orientamento sessuale da una foto-tessera, ora nuove startup chiamate Kairos, Eyeris e Affectiva, ma anche giganti del calibro di Microsoft, Amazon e IBM con l’immancabile Watson offrono servizi di analisi automatica delle emozioni.

L’idea di fondo è che le emozioni vengano espresse con le stesse espressioni facciali in qualunque cultura. Peccato che questa teoria scientifica sia tutto fuorché accettata, perfino fra i ricercatori. Nonostante questo, in USA sistemi di analisi delle emozioni sono purtroppo molto in voga nei colloqui di lavoro e addirittura in alcune scuole, per valutare il grado di “coinvolgimento” degli studenti.

Chi non fa l’espressione “giusta” (a insindacabile giudizio di lorsignori) durante una lezione, un esame, un colloquio di lavoro rischia di essere discriminato. Non abbiamo più il diritto di essere imbronciati, assorti, o di esprimere le nostre emozioni? E che diritto hanno gli altri a giudicarci per le nostre emozioni o, meglio, per quello che credono siano le emozioni che stiamo provando?

Da un lato questa è una inammissibile invasione di una sfera, quella emotiva, che deve restare privata; dall’altro, chi si avvale di tecnologie fallaci, anche se di moda, non può non risponderne.

L’Europa si è tutelata da questi deliri tecnologici con il GDPR, la legge sulla protezione dei dati personali. Il GDPR limita fortemente l’uso di tecnologie che vanno a invadere la nostra sfera personale. Non a caso Facebook ha fatto un lobbying pesantissimo contro la sua approvazione.

Ma non bisogna abbassare la guardia. Le derive distopiche dell’economia dei dati continuano a evolversi, è necessario vigilare.

Anche di questo si parlerà il prossimo 29 marzo al GDPR DAY San Marino, dove ben tre Garanti (quello sammarinese, quello UE e quello italiano) e i migliori esperti del settore illustreranno esperienze pratiche dell’applicazione del GDPR in aziende di ogni settore.

L’evento è gratuito con registrazione obbligatoria su www.gdpr.sm.

 

Fonte: Varie