Denunciati per truffa da Ali Turki, assolti Flavio Pelliccioni e Ashraf

I due imputati hanno sempre rigettato le accuse. Evidenziata un’istruttoria “lacunosa e inesistente”. Le difese al contrattacco additano il denunciante.

ANTONIO FABBRI – Già dalle prime battute del processo, celebratosi davanti al Commissario della legge Giovanni Belluzzi, l’istruttoria era parsa. Lo avevano sollevato non solo le difese, ma addirittura la parte civile che aveva etichettato l’istruttoria condotta dal commissario Simon Luca Morsiani come “estremamente lacunosa e inesistente, non solo per il denunciante, ma anche per gli imputati”. Nell’ultima udienza, ieri pomeriggio, anche la Procura fiscale ha evidenziato l’assenza di atti di rogatoria che sarebbero stati necessari ad appurare i fatti.

In sostanza si trattava di una denuncia presentata da MohammedAliTurki. Il saudita, che si ricorderà era emerso nelle cronache sammarinesi per il suo vero o presunto interessamento all’acquisto di BancaCis, aveva presentato denuncia, tramite il suo avvocato, Stefano Caroli, sia a Rimini sia a San Marino, dove rispetto alla denuncia che parlava di un raggiro per decine di milioni di euro, si è arrivati a processo con un ridimensionamento ed una accusa di truffa per una polizza assicurativa da 1.150.000 euro.

Il denunciante aveva accusato di essere stato raggirato da Flavio Pelliccioni e Mohammed Ashraf che per l’accusa avevano mediato per l’ottenimento di tale polizza che doveva poi servire al reperimento di liquidità al fine delle operazioni legate all’acquisizione del Cis. Accusa che gli imputati hanno sempre rigettato e che, peraltro, nel processo non è risultata provata. Anzi, è emerso durante l’udienza di ieri, da un lato che sia il procedimento aperto a Rimini, sia un altro procedimento legati ai medesimi fatti sono stati archiviati; dall’altro che la polizza venne bloccata dalle autorità Lituane, dove era stata accesa presso una principale banca di quello stato, perché ai controlli antiriciclaggio erano risultate notizie pregiudizievoli nei confronti dello stesso Turki. Una fra le tante – emersa ieri in aula – la foto di un giornale pakistano che ritraeva Turki in compagnia di Zakir Naik, predicatore isalmico fondamentalista ritenuto l’ispiratore degli attentatori della strage all’Holey Artisan Bakery cafè di Dacca nel 2016.

Sta di fatto che ieri nell’udienza conclusiva sono stati ascoltati i due imputati che hanno rigettato ogni responsabilità.

Nelle conclusioni, la parte civile, ieri in aula rappresentata dall’avvocato Arianna Della Balda, ha insistito per la responsabilità dei due imputati, chiedendo il risarcimento del proprio assistito.

Il Procuratore del Fisco Roberto Cesarini, dal canto suo, nel constatare la carenza istruttoria, ha chiesto l’assoluzione con formula dubitativa per insufficienza di prove.

I difensori degli imputati, gli avvocati Alberto Selva e Alessandro Petrillo per Pelliccioni eC hiara Taddei per Ashraf, hanno invece sottolineato che, alla luce del processo e delle risultanze istruttorie ad
avere raggirato i propri assistiti sia stato piuttosto Ali Turki. Hanno quindi chiesto l’assoluzione dei propri assistiti con formula piena.

Alla fine il giudice Giovanni Belluzzi, accogliendo la richiesta del Procuratore del fisco, ha assolto con formula dubitativa.

 

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino pubblicato integralmene il giorno dopo

 

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