Killer dei cani a San Marino, l’appello dell’Apas: “La magistratura usi tutti gli strumenti a disposizione per fare giustizia”

“La nuova legge va nella direzione auspicata, ora occorre che la magistratura metta in campo tutti gli strumenti a propria disposizione per assicurare il responsabile alla giustizia”.

Emanuela Stolfi, presidente dell’Apas di San Marino, commenta così la promulgazione del decreto-legge 2 marzo 2022 n.26 che modifica il codice penale con l’obiettivo dichiarato di dare nuovi elementi agli inquirenti per non lasciare impunito il colpevole o i colpevoli delle morti per avvelenamento dei cani.

Dopo i casi del 9 febbraio scorso a Montecerreto, è tornata sul Titano la paura per i possessori di animali da compagnia e con essa la rabbia per avere ancora a piede libero quello che è a tutti gli effetti un criminale.

“Il passo avanti fatto con la nuova legge è significativo – racconta a Libertas – perché introduce il divieto di preparare esche e bocconi avvelenati oltre che di detenere sostanze chimiche senza giustificazione. Prima l’articolo lasciava spazio ad interpretazioni mentre ora è chiarissimo. Ma non basta, bisogna avere giustizia. Siamo di fronte ad un soggetto, forse due o tre, che provano odio e sadismo verso gli animali. È una persona paranoica. E non trova alcun tipo di giustificazione, come quella delle deiezioni canine abbandonate. Basti pensare che a Montecerreto le esche erano nel bosco”.

Mentre le indagini proseguono, nei bar e sui social tutti dicono di sapere il nome dell’indiziato. “Ci sono sospetti e indizi – risponde Stolfi – ma lasciamo che siano le forze dell’ordine a fare il proprio lavoro. Questa assenza di giustizia purtroppo rischia di gettare nel chiacchiericcio anche nomi di persone innocenti. Non solo. Anche l’immagine di San Marino ci rimette, perché passiamo come un paese in cui si compiono misfatti senza scrupolo e si resta impuniti”.

“La voglia di giustizia è tanta – commenta la presidente dell’Apas – Ancora è forte la rabbia per l’archiviazione dell’indagine del 2011, quando morirono circa 30 cani e chissà quanti animali selvatici. Vogliamo a tutti i costi che questa volta non finisca così”.

L‘associazione ha così chiesto un incontro con la Segreteria alla Giustizia “per sollecitare anche il Tribunale a fare tutto il possibile. Le leggi ci sono, ora vanno applicate senza indugi. Fare violenza o uccidere un animale è reato e deve essere punito come tale”.

Una battaglia di civiltà, che Stolfi e l’Apas intendono portare avanti con forza: “Crediamo e vogliamo credere nella giustizia. Per questo – conclude – la nostra idea è di inserire anche i diritti degli animali nella Carta dei Diritti del 1974 sulla scia di quanto accaduto in Italia. Sarebbe un giusto riconoscimento”.

 

Davide Giardi

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