San Marino. Casi “pilota” per il riciclaggio, imputati assolti ma confische confermate

Casi “pilota” per il riciclaggio, assolti gli imputati ma confermate le confische

ANTONIO FABBRI – Arrivano a sentenza di appello i due casi che hanno visto un iter travagliato, ma soprattutto sono stati quelli che hanno innescato la nota sentenza del Collegio Garante che ha ribaltato la giurisprudenza in materia di riciclaggio, stabilendo che il reato di riciclaggio per occultamento non è un reato permanente, bensì istantaneo ad effetto permanente.

Questa decisione, la numero 10 del 2 agosto 2021, è stata richiamata dalle difese nei vari processi per riciclaggio aperti, nei quali fossero contestate condotte iniziate prima del 2013, data in cui è stato introdotto sul Titano il reato di autoriciclaggio. Tra questi processi anche il “Conto Mazzini”.

Ebbene, sui due casi “pilota”, così potrebbero essere definiti, ieri è arrivata una decisione che potrebbe essere indicativa anche per le future pronunce. La lettura della sentenza pare avere fissato un principio: nei casi di non punibilità per riciclaggio perché ricadono nel periodo precedente alla legge del 2013, laddove sia accertata l’illecita provenienza del denaro, si procede alla confisca. Questo si desume dalla lettura del dispositivo avvenuta ieri da parte del Commissario della Legge Simon Luca Morsiani che ha letto il pronunciamento del Giudice Brunelli. Occorrerà vedere le motivazione per avere maggiore contezza della decisione.

Sta di fatto che  Marco Scaringella, difeso dall’avvocato Gian Luca Micheloni, che il 13 maggio 2019 era stato condannato a 4 anni e 3 mesi, in parziale riforma della sentenza di primo grado è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, ma si è visto confermare la confisca di quanto già sequestrato, 451.168,45 euro, somma di cui il giudice ha evidentemente ritenuto provata la provenienza illecita da reato contro il patrimonio e associa- zione a delinquere.

Sentenza identica per Giuseppe Castelli, difeso dall’avvocato Maurizio Simoncini, che in primo grado, il 9 aprile 2019, era stato condannato a 4 anni e 2 mesi. In appello è stato assolto dal reato “perché il fatto non sussiste”, ma è stata confermata la statuizione della confisca di quanto in sequestro, circa 236.000 euro, ritenuto illecito perché distratto dal dissesto di due società.

Si vedrà quanto il precedente di queste pronunce inciderà sulle sentenze future.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino, pubblicato integralmente dopo le 17

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