San Marino. Modifica al codice di procedura penale, Rf: “si rischia il colpo di spugna sul Mazzini”

“Pochi giorni fa si è tenuta una Commissione Consiliare che doveva analizzare, tra l’altro, la legge di modifica del codice di procedura penale“.

A ricordarlo è Repubblica Futura, che aggiunge: “Il silenzio piombato su questo testo di legge (non abbiamo visto questa volta nessun comunicato esultante da parte del Presidente dell’Ordine degli Avvocati, e neppure da parte della maggioranza) è emblematico e crediamo sia necessario attirare su questo episodio l’attenzione di tutti i cittadini”.
Repubblica Futura, prosegue la nota “ha svolto le sue considerazioni basate su alcuni dati positivi presenti nella proposta. Quello ad esempio di consentire maggiori garanzie agli indagati. Abbiamo anche tentato di apportare modifiche a nostro avviso fondamentali, come quella di introdurre un meccanismo per il quale la privazione della libertà di ciascuno, tramite misure cautelari, necessiti del vaglio preventivo di due magistrati e non possa essere disposta da un solo giudice inquirente; oppure la riduzione dei tempi di segregazione del processo. Proposte che, come sempre, non sono passate. Non ci stracciamo le vesti, anche perché il bello, purtroppo, è venuto dopo. Arrivati all’articolo 7, infatti, l’esame della legge si è interrotto in anticipo perché pare “l’articolo non girasse” e così, durante la pausa serale, i soliti illustri avvocati-consiglieri si sono cimentati nello stendere le modifiche del caso”.
Alla ripresa, prosegue la nota, “si è analizzato l’emendamento di Repubblica Futura totalmente abrogativo dell’art. 7 e ci sono arrivate risposte che non avremmo mai pensato di ascoltare. Sì, l’articolo 7 introduce nel nostro procedimento penale un grado di giudizio ulteriore, il terzo grado. Intendiamoci, in linea di principio non siamo contrari. Quello che però lascia veramente sbigottiti sono le modalità con cui si è introdotto questo principio così impattante e le tempistiche con cui lo si è fatto. È del tutto verosimile, infatti, che le innovazioni così adottate si applichino anche a procedimenti come il Conto Mazzini (che attende solo la sentenza di appello) ed il Caso Titoli. È evidente che introdurre un terzo grado di giudizio significa da un lato dare la possibilità di una nuova ulteriore pronuncia di un giudice (un’altra chance, insomma), dall’altro di prolungare i tempi del procedimento penale, consentendo così di far scattare la prescrizione”.
Questo, aggiunge Repubblica Futura, “varrà per tutti i processi in corso, però la domanda che facciamo è: era proprio necessario adottare questa modifica ora, a poche settimane dall’ultima e definitiva sentenza del Conto Mazzini? Cosa risponderà la maggioranza a quei cittadini che da anni chiedono: quando finisce il Conto Mazzini? Oppure a tutti quei cittadini che in passato non hanno certo potuto beneficiare di un ulteriore grado di giudizio? Probabilmente si cercherà di sostenere – come già abbiamo sentito – che è una norma astratta e di carattere generale quella passata in Commissione. Non c’è dubbio, ma fino a ieri le regole cui dovevamo essere tutti soggetti era un’altra e prevedeva due gradi di giudizio. Perché quindi adottare questa modifica proprio ora, a ridosso della sentenza, che doveva essere definitiva, del Conto Mazzini? Ragioniamo sempre per astratto – per carità – e facciamo un esempio: un cittadino, già condannato per gravi reati in primo grado, in attesa della sentenza di secondo grado, trova un avvocato, che casualmente è anche membro del Consiglio Grande e Generale, il quale scrive, e poi vota, una legge che d’un tratto rende i reati del proprio assistito prescritti. Che cosa direbbero i sammarinesi davanti ad un panorama così desolante? Parlerebbero di “colpo di spugna”.
Noi, conclude la nota, “per ora ci fermiamo qui, ma nei prossimi giorni questa questione dovrà essere affrontata con forza e sarà doveroso fare anche nomi e cognomi. Perché ormai è ben chiaro a tutti che questa maggioranza e questo Governo sono nati solamente, o soprattutto, per far tornare indietro di almeno vent’anni anni la storia, anche quella giudiziaria, del nostro Paese”.
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