Sammarinese difende la permanenza dei ricercatori russi al Cern di Ginevra

Il professor Luciano Maiani su La Repubblica: “Se si procedesse alla cancellazione dell’Accordo di cooperazione internazionale con la Russia, sarebbe un serio problema”.

Il Cern, il Comitato Europeo per le Ricerche Nucleari di Ginevra, il più importante laboratorio al mondo di fisica delle particelle, dovrà valutare in seno al proprio Consiglio in programma a metà mese, se espellere o meno la Russia e i suoi ricercatori.

Anche questo è un effetto dell’invasione russa in Ucraina, che costringe anche le istituzioni culturali, scientifiche, sportive, a fare i conti con le tensioni causate dalla guerra e con gli effetti collaterali, molti dei quali discutibili, delle sanzioni alla Russia che si estendono purtroppo ad ambiti di collaborazione che sono intrinsecamente e da sempre emblema di pace.

Così, riporta il quotidiano italiano “La Repubblica”, la Russia ora rischia di essere espulsa dal Cern. L’Organizzazione europea per la ricerca nucleare riunirà dal 16 giugno i rappresentanti dei 23 paesi membri per decidere il futuro della collaborazione scientifica con Mosca.

Così la comunità dei fisici e degli scienziati ha avviato una petizione contro la decisione di espellere i ricercatori russi. “Ci opponiamo a questa decisione. La Carta Europea dei Ricercatori firmata nel 2005 vieta discriminazioni in base all’origine etnica o nazionale”, si legge nei motivi della raccolta di firme. Il Consiglio che si riunirà a metà giugno e al quale spetta la decisione, però, è diviso. Lo rivela sempre a “La Repubblica” Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e uno dei due membri italiani del Consiglio del Cern: “Il Consiglio è diviso fra paesi che spingono verso la rottura con la Russia e paesi che vogliono mantenere la situazione attuale. L’Italia è fra i secondi.

La scienza ha un ruolo di pace. E’ sempre stato un ponte fra i paesi, anche nella guerra fredda”. Fra i governi che spingono per la rottura di ogni rapporto con la Russia, che al Cern ha ruolo di Paese osservatore, ci sono Polonia, Germania, Finlandia. Al momento è difficile fare previsioni sul voto finale.

Intanto Charlotte Warakaulle, direttrice per le relazioni internazionali del Cern, afferma: “È la prima volta nella nostra storia che un Paese associato viene invaso da un Paese osservatore.

La decisione di sospendere la Russia è stata presa dopo una discussione approfondita, ma al momento non ha impatti sui singoli scienziati che lavorano da noi”. “L’invasione russa oggi va contro tutti i principi della nostra Organizzazione” prosegue Warakaulle.

“Continuiamo a pensare che la collaborazione scientifica sia un motore di pace. L’espulsione di un Paese, però, sarebbe un precedente senza possibilità di ritorno”.

Tra chi difende la permanenza dei ricercatori russi al Cern, c’è il sammarinese Luciano Maiani, che il Cern lo ha diretto dal 1999 al 2003.

“Fin qui si è trattato di decisioni naturali, che non avevano grosse conseguenze – commenta Maiani riferendosi alla sospensione – Se si procedesse invece alla cancellazione dell’Accordo di cooperazione internazionale con la Russia, sarebbe un serio problema”. L’espulsione di un Paese sarebbe infatti un precedente senza possibilità di ritorno. “Perderemmo un canale di comunicazione importantissimo” dice Maiani. “Anche nei peggiori momenti della Guerra Fredda questo canale fra paesi ostili è rimasto aperto, permettendo scambi di informazioni e pensieri”, conclude.

 

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 23

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