San Marino. Rimborso titoli debito pubblico fra 10 anni, ex correntista Cis: “Non so se rivedrò mai più i miei soldi”

Ex correntista Cis: “Non so se rivedrò mai più i miei soldi”. Cittadino ottantenne critica fortemente la decisione unilaterale di non rimborsare le obbligazioni Bns e trasformarle in titoli a dieci anni

ANTONIO FABBRI – La decisione unilaterale, stabilita nell’assestamento di bilancio, di trasformare le obbligazioni Bns a scadenza 22 luglio in titoli del debito pubblico rinviando la scadenza del rimborso fra dieci anni, ha causato un forte malumore tra i correntisti che non rivedranno i loro soldi prima del 2032. Quello che è stato definito un bail-in alla sammarinese ha visto, tra l’altro, un modo di procedere molto discutibile, lasciando all’oscuro i correntisti, informati, e male, solo a cose fatte. Ecco che cosa è accaduto.

Come nascono le obbligazioni Bns Quando si è optato per la legge sulle risoluzoni bancarie applicata all’ex BancaCis con la nascita di Bns, Banca Nazionale Sammarinese, al 100% di proprietà di Bcsm e guidata dal commissario straordinario Sido Bonfatti, i correntisti di Cis che avevano sul proprio conto oltre 100mila euro, si sono visti trasformare la parte di deposito eccedente i 100mila euro in obbligazioni di Bns, con scadenza al 22 luglio 2022. Nel frattempo la Bns è passata di proprietà dalla Bcsm allo Stato che ha chiuso Bns trasformandola in Sga, Società di gestione degli attivi dell’ex Cis, ed ha avuto in pancia le obbligazioni. A quel punto alla scadenza lo Stato, evidentemente non avendo le disponibilità per fare fronte al rimborso delle obbligazioni, ha deciso di trasformarle in titoli di stato rinviando la scadenza, e quindi il rimborso, di ben 10 anni. Una operazione che ha comprensibilmente contrariato non poco i correntisti.

La modifica unilaterale La discutibilità dell’operazione, però, sta nella modifica unilaterale avvenuta nell’assoluta assenza di informativa ai diretti interessati. Una operazione che, se venisse fatta da qualsiasi soggetto vigilato, incontrerebbe probabilmente qualche cartellino rosso. Infatti la Segreteria alle Finanze, nell’assestamento di bilancio, ha deciso, senza alcuna informativa ai diretti interessati, di trasformare le loro obbligazioni in titoli di stato. I cittadini correntisti si sono trovati così in mano un titolo diverso da quello che già in prima battuta era stato loro imposto e, sicuramente, avevano mal digerito, non potendo riavere indietro tutti i loro soldi subito. Di nuovo, alla scadenza, quando sarebbero dovuti rientrare in possesso del loro denaro, hanno subito un nuovo “scherzetto” e si sono visti costretti, tra l’altro in assenza di qualsiasi informazione, a dover digerire un rinvio del pagamento di quanto loro dovuto di dieci anni, avendo in mano non più obbligazioni, ma titoli di stato con un rendimento molto basso.

La magnificazione dell’operazione Nell’ultima conferenza stampa del Congresso di Stato, con un certo fare imbonitorio, il Segretario di Stato Marco Gatti ha magnificato l’operazione, cercando di convincere un po’ tutti che la trasformazione in titoli di Stato, anziché la restituzione di quanto dovuto, sia stata cosa buona. “Abbiamo fatto una scelta di uscire da una logica liquidatoria e di portare in capo allo stato un impegno che era proprio una garanzia che quelle obbligazioni avevano. Quindi oggi coloro che avevano dei depositi in BancaCis con scadenza 22 di luglio, si ritroveranno dei titoli di Stato, quindi avranno un titolo in cui il prestatore di ultima istanza è lo Stato e a questo punto hanno dei titoli che però hanno un loro mercato, quindi possono essere scambiati possono essere ceduti possono essere dati in pagamento, possono essere dati in garanzia, cosa che era molto complicata con le obbligazioni Bns. E in più hanno anche un rendimento che, seppure non sia un rendimento eccezionale, comunque è un rendimento molto migliore delle obbligazioni Bns”, ha detto il Segretario Gatti che, evidentemente, non si è confrontato con qualcuno dei correntisti interessati, che di certo gli avrebbero fatto presente di preferire riavere i loro soldi piuttosto che vedersi rinviato il rimborso fra due lustri.

La testimonianza di un correntista Non c’è dubbio che il comportamento più grave di questa operazione, fatta dallo Stato che i cittadini li dovrebbe tutelare, sia la modalità sotterranea con cui è stata portata avanti, lasciando totalmente all’oscuro i diretti interessati. A ridosso della scadenza delle obbligazioni mi sono recato nella banca di riferimento per sapere se fossero state rimborsate – ci racconta un correntista ottantenne – ‘non ha visto i giornali’, mi hanno chiesto, ‘le obbligazioni non saranno rimborsate adesso’. Mi hanno detto della trasformazione in azioni e del rinvio di dieci anni della liquidazione. Sono rimasto basito e ho chiesto: ‘ma scusate, di fronte a queste cose la banca non deve dare preventivamente informazioni ufficiali’. La risposta è stata che a loro ancora di ufficiale non avevano detto nulla. I miei soldi, però, non me li hanno ridati. Nessuno ha mai mandato una comunicazione ufficiale e non so se li rivedrò più i miei soldi, dato che ho ottant’anni e chissà dove sarò tra dieci. È una vergogna e mi vergogno del mio paese che fa figli e figliastri. Mi hanno detto che comunque adesso mi chiameranno, per firmare qualcosa. Probabilmente – prosegue -dovrò firmare che accetto di avere questi titoli di debito, ma non firmerò mai… le pare che debba comperare titoli di debito del mio Paese, per coprire dei soldi che io devo avere? È assurdo”, afferma il correntista. Sono decine i cittadini nella stessa situazione.

 

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino pubblicato integralmente il giorno dopo

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