Il boss Matteo Messina Denaro e quei collegamenti a San Marino mai chiariti

Ieri mattina l’arresto del superlatitante. Nel 2017 ci fu una interpellanza rimasta senza risposta.

ANTONIO FABBRI Ieri mattina il boss mafioso Matteo Messina Denaro è stato arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza. Il capomafia è stato condannato a diversi ergastoli per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, per le stragi del ‘92, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e per gli attentati del ‘93 a Milano, Firenze e Roma durante la stagione stragista di Cosa Nostra.  (…)

Negli anni sono spuntati pesanti sospetti di collegamenti sul Titano del superlatitante Matteo Messina Denaro e anche affari nel trapanese più o meno indirettamente collegati con il boss. Vicende che hanno interessato da vicino anche San Marino. Sui sospetti di collegamenti del boss sul Titano non è mai stata fatta chiarezza fino in fondo, ancorché si fosse arrivati persino ad una interpellanza che venne però dichiarata inammissibile dell’ufficio di segreteria. La richiesta di chiarimenti riguardava contatti tra Matteo Messina Denaro e un professionista sammarinese, ma la risposta non arrivò mai o, meglio, non fu mai possibile formalizzare la domanda e, di conseguenza, ottenere una qualsiasi risposta. (…)

 

Quella società sul Titano riconducibile a uno dei fedelissimi dei boss

Che gli affari di soggetti in rapporti con il boss ex latitante Matteo Messina Denaro possano avere interessato, seppure indirettamente, anche il Titano, è cosa accertata da indagini e carte giudiziarie. Fu addirittura una società sammarinese a vedere decine di rogiti di immobili ubicati del trapanese. Società sammarinese che era per gli inquirenti riconducibile a Calcedonio di Giovanni, ritenuto fedelissimo dei boss di Cosa Nostra. La sua attività coinvolgeva infatti anche interessi della mafia di Castelvetrano, in provincia di Trapani ed in particolare quelli di Filippo Guttadauro, fratello del capomafia Giuseppe e cognato del boss Matteo Messina Denaro.

Queste le ricostruzioni degli inquirenti all’epoca, nel 2014, in cui emerse l’indagine su Calcedonio di Giovanni e ci fu il sequestro degli immobili a questi riconducibili nel trapanese. Emerse nelle indagini che era nata, nel 2005, la società sammarinese che muoveva denari e immobili del fedelissimo di Cosa Nostra. Il collegamento con San Marino era emerso dall’indagine della Direzione investigativa antimafia che nella conferenza stampa di allora tracciò un quadro di un giro di riciclaggio di denaro sporco tra massoneria e rapporti con la mafia in una indagine che vide al centro, appunto, l’imprenditore di Monreale, Calcedonio Di Giovanni.

Secondo gli inquirenti proprio al Di Giovanni era riferibile anche la società sammarinese la Compagnia immobiliare del Titano srl. Società tra quelle finite sotto l’attenzione della Direzione Investigativa Antimafia. Il ruolo della società sammarinese per la Dia fu quello di “contenitore” nel quale Di Giovanni riversò, tramite decine di rogiti, gli immobili che prima erano intestati a società italiane a lui riconducibili, in modo da sottrarre i beni ai provvedimenti cautelari.

Quegli immobili, sequestrati quando partì l’indagine, hanno visto recentemente, nell’aprile 2022, una sentenza definitiva di confisca emessa dalla Corte di Cassazione. Secondo le stime della DIA il valore dei beni confiscati supera i 100 milioni di euro e comprende soprattutto diverse unità immobiliari.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy